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CIMA DELL'OMO O ALPE DI BARGA (72)
LA VETTA DELLA CIMA DELL'OMO DAL SENTIERO Il monte Cima dell’Omo (m.1859), chiamato anche Alpe di Barga , si trova proprio sul crinale dell’Appennino tosco – emiliano e domina con la sua mole la cittadina di Barga e tutta la Garfagnana, oltre alla vicina vallata del rio Fontanacce. Si trova, quindi, in ottima posizione panoramica e il percorso che si deve fare per raggiungerlo attraversa zone di notevole importanza dal punto di vista geomorfologico e della flora. Infatti il tratto che va dal Passo della Boccaia (m. 1587) al Passo della Porticciola o Colle Bruciata (m. 1714) attraversa il grandioso circo glaciale del versante nord occidentale del Monte Giovo (m. 1991) alla cui base si trovano le numerose sorgenti del rio Fontanacce in quella zona che si chiama Campi di Annibale.

Buona parte di questo itinerario si svolge sulla Via dei Remi, nome apparentemente anacronistico che indica una strada tracciata a ridosso di uno dei tratti piu' aspri ed elevati dell'Appennino tosco - emiliano e della quale in piu' punti, a distanza di oltre tre secoli, e' ancora evidente l'originaria massicciata. Questa strada partiva dall'Abetone e aveva lo scopo di far transitare i tronchi d'albero necessari all'Arsenale del Granduca di Toscana che si trovava a Pisa: solo che da Foce a Giovo non poteva scendere in Val Fegana, perché questa faceva parte del territorio del Ducato di Lucca, per cui calava fin sotto al pianoro sottostante al Lago Santo (pianoro ancora oggi non a caso chiamato Pian dei Remi) e da qui guadagnava il Valico della Boccaia posto tra il Giovo e La Nuda, per proseguire fino al Passo dell'Osteria Bruciata o della Porticciola: il tratto compreso tra il Passo della Boccaia e l'Osteria Bruciata e' chiamato ancora oggi Serra dei Paloni (intesi come tronchi d'albero). Dall'Osteria Bruciata la strada proseguiva per Barga, enclave fiorentina in terra estense: qui i tronchi venivano immagazzinati in un apposito capannone, che era noto come Arsenale dei Remi (il paese che e' sorto in quella zona si chiama Arsenale), fino a primavera quando la portata del Serchio era massima; venivano poi trasportati verso il mare su appositi zatteroni chiamati magliate

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