ALDO INNOCENTI
RELAZIONE WALKING DEL MESE DI MAGGIO 2011
Giorno 1
Pieve di Cascia e Vallombrosa
La
Pieve di S. Pietro a Cascia
e' assai antica e si trova nella frazione di Cascia, distante circa un chilometro dal capoluogo comunale di Reggello. L’origine del toponimo Cascia non e' certo: c’e' chi afferma che esso derivi dalla Via Cassia (infatti la pieve sorge proprio lungo l’antica via Cassia Vetus, tracciata nel 180 a.C. da Fiesole ad Arezzo, seguendo l’antico tracciato etrusco) mentre altri, invece, affermano che derivi dal nome Cassius, un proprietario terriero della zona. Secondo la tradizione la pieve sarebbe sorta sui resti d'alcuni monumenti pagani: le prime notizie concernenti la pieve risalgono al 1040, ma sono molto vaghe, mentre e' certa la consacrazione, avvenuta nell’anno 1073. Nei locali della pieve si trova il Museo Masaccio che ospita diversa opere d’arte: nella navata sinistra della chiesa, sopra il fonte battesimale, si trova l’opera piu' importante, il Trittico di San Giovenale, tavola del Masaccio del 1422. Questo dipinto e' stato ritrovato nel complesso di S. Giovenale, a poca distanza da Cascia e Reggello, e raffigura la Madonna in trono e due angeli (al centro), a sinistra S. Bartolomeo e S. Biagio, a destra S. Giovenale e S. Antonio Abate: si tratta di un lavoro a tempera su una tavola di legno di pioppo. 199 - PIEVE DI S. PIETRO A CASCIA
Domenica 1 maggio noi dell’Ursea siamo stati a Vallombrosa per partecipare alla registrazione di una puntata della trasmissione televisiva
Casa Tocci
, insieme all’amico Dr. Augusto Tocci, noto esperto di piante ed erbe: infatti, è spesso presente alle trasmissioni
Linea Verde
e
Uno Mattina
e nel mese di giugno, ogni martedì alle ore 8,45, parteciperà a
Uno Mattina Estate
.
Situata a circa 1.000 di altezza, ai piedi del Pratomagno,
Vallombrosa
e' adagiata in una bellissima conca montana, riparata ad est dal Monte Secchieta e ad ovest dal Poggio alla Ghirlanda: questa felice posizione geografica ha fatto di questa localita' una eccezionale stazione climatica che, unita alla bellezze naturali, la rendono unica. Nelle belle stagioni la zona si rianima e si riempie di persone in cerca di aria buona e di passeggiate ristoratrici: a poca distanza da Vallombrosa si trova la localita' Il Saltino che e' nata proprio per dare ospitalita' ai turisti; infatti qui si trovano solo alberghi, ristoranti e seconde case.
A Vallombrosa si trova una splendida Abbazia: e' circondata da mura interrotte da un grande bastione, da una torre quattrocentesca e da un campanile del Duecento; qui ha sede la Congregazione dei Monaci Vallombrosani fondata da Giovanni Gualberto. La Congregazione vallombrosana e' una ramificazione dell’ordine benedettino e nacque nell’XI sec. su iniziativa di San Giovanni Gualberto, divenuto poi patrono non solo di Vallombrosa ma anche del Corpo Forestale dello Stato.
Pochi sono a conoscenza del fatto che questa localita' montana fino al 1924 era raggiungibile con un trenino che partiva dalla stazione di S. Ellero e raggiungeva Saltino, lungo un percorso di 7,614 km., superando un dislivello di 845 m. La costruzione della ferrovia che raggiungeva Vallombrosa si deve all’ingegner conte Giuseppe Telfener che, dopo un periodo di villeggiatura trascorso in questa zona, decise di investire le sue risorse finanziarie nella costruzione di una localita' di villeggiatura in questa zona. Constatato, pero', che Vallombrosa la si poteva raggiungere solo dopo un lungo viaggio fatto su carrozze a cavalli, si rese conto che i suoi sforzi di portare turisti fin quassu' sarebbero stati vani se non avesse realizzato qualcosa che avesse ridotto di molto il tempo necessario a raggiungerla: ecco allora la brillante idea di costruire una linea ferroviaria a cremagliera che collegasse la zona con la linea ferroviaria Firenze – Roma alla stazione di S. Ellero. 185 - VALLOMBROSA
Giorno 3
Garfagnana: Cerretoli, Colle, Pontecosi, Careggine, Sillicano, Gragnanella, Lago di Villa Collemandina
Cerretoli
e' un borgo montano del Comune di Castelnuovo di Garfagnana, situato sui contrafforti delle Alpi Apuane a 535 m. s.l.m.: e' caratterizzato, soprattutto, da case in pietra strette le une alle altre quasi a formare un solo nucleo abitativo. In paese si trova la chiesa parrocchiale di S. Andrea.
Insediamento d’origine romanica, trae il toponimo dal latino Cerretum, bosco di cerri: nel X secolo apparteneva alla famiglia longobarda dei Suffredinghi. E’ citato per la prima volta in un diploma di Carlo V come Castrum Cerreti. La chiesa di S. Andrea la troviamo nominata per la prima volta nell’elenco delle chiese appartenenti alla pievania di Fosciana nel 991. 758 - CERRETOLI
Colle
e' un piccolo borgo della
Garfagnana
, situato nel Comune di Castelnuovo di Garfagnana, sui contrafforti delle Alpi Apuane: e' citato per la prima volta nel 1168, quando la sua chiesa, dedicata a S. Michele Arcangelo, appare in una Bolla di papa Alessandro III. Come tanti altri borghi della Garfagnana, dopo essere finito sotto la dominazione lucchese, nella meta' del XV secolo si diede spontaneamente agli Estensi di Ferrara, che, salvo brevi interruzioni, governarono queste terre fino all’inizio del XIX secolo. 759 - COLLE DI GARFAGNANA
Careggine
e' un antico borgo della Garfagnana, situato alle pendici del monte Sumbra, in vista del lago di Vagli. L’origine del paese e' anteriore al Mille: ancora nell’Ottocento l’abitato conservava le mura con due porte, testimonianza della sua storia piu' antica. Oggi, per accedere alla parte antica del borgo, si entra dalla porta situata sul lato sud, un arco a tutto sesto in pietra arenaria. All’interno del borgo antico si trova la Pieve dei Santi Pietro e Paolo, considerata una delle piu' antiche pievi romaniche della Garfagnana e gia' citata nel IX secolo. Distrutta dal terremoto del 1920, che rase al suolo gran parte della Garfagnana, fu subito riedificata: in occasione dell’evento sismico fu rinvenuta una stele rupestre con incise due figure, una maschile ed una femminile, sicuramente d’origine assai antica; la stele fu collocata sulla parete esterna della chiesa, lato destro per chi guarda la facciata. La chiesa e' preceduta da un portico risalente al Settecento, mentre l’originale struttura romanica e' ancora ravvisabile nella torre campanaria. Al suo interno conserva, tra altre opere, una statua di Sant'Antonio del 1563, attribuita a Vincenzo Civitali. 760 - CAREGGINE
Il
lago di Villa Collemandina
nasce nel 1914 da uno sbarramento artificiale sul torrente Corfino, alle pendici dell'omonima Pania di Corfino: il lago e' originato dal torrente Corfino, conosciuto anche come il Fiume, la cui sorgente si trova sul monte delle Forbici. Questo torrente lungo il suo corso riceve le acque del Monte Bocca di Scala, del Monte Vecchio e della Pania di Corfino. Dopo aver formato il lago artificiale di Villa Collemandina si getta pochi km. piu' avanti nel lago di Pontecosi di fianco alla Chiesa della Madonna del Ponte, dopo essere passato poco sotto il paese di Mozzanella. 761 - LAGO DI VILLA COLLEMANDINA
Pontecosi
si trova lungo corso orografico sinistro del fiume Serchio, sulle rive del lago omonimo, creato da uno sbarramento artificiale del Serchio stesso: siamo nel Comune di Pieve Fosciana. Il ponte, da cui il paese prende il nome, sorge nei pressi della chiesa della Madonna delle Grazie, denominata anche Madonna del Ponte: e' d’epoca romana, ma fu distrutto e ricostruito in diverse epoche. Il fiume Serchio, che da' origine al lago, nasce a Piazza al Serchio dalla confluenza di due torrenti, di cui uno, quello di destra, proveniente dalle Alpi Apuane (e' il Serchio di Gramolazzo) e l’altro, quello di sinistra, proveniente dall’Appennino Tosco – emiliano (e' il Serchio di Sillano). 755 - PONTECOSI
Sillicano
e' un antico borgo della Garfagnana, situano nel Comune di Camporgiano: la prima notizia su questo paese risale al 952. Molte abitazioni sono antiche e recano incisa sul portale la data della loro costruzione. Due sono le chiese presenti a Sillicano: la parrocchiale di S. Nicolao, che conserva un pregevole organo, e l’Oratorio della Visitazione, eretto nel 1532 come grazia ricevuta dalla Madonna per aver salvato gli abitanti da una grave epidemia di peste. 757 - SILLICANO
Gragnanella
e' un piccolo borgo della Garfagnana, comune di Castelnuovo di Garfagnana. La parte vecchia del paese ha la struttura di una piccola rocca, con numerosi accessi delimitati da archi e portali: al centro si trova la chiesa dedicata a San Bartolomeo. Il centro vitale del paese e' il campo polivalente, realizzato dal Comune, posto all'ingresso del paese. Nella zona periferica sono situate le case di nuova costruzione. Gragnanella, unita con il vicino borgo di Filicaia, conta una delle due Compagnie di Maggianti rimaste in Garfagnana: appunto la Compagnia di Filicaia – Gragnanella e quella di Gorfigliano. Il Canto del Maggio in Garfagnana ha radici antichissime e trae la sua origine dai canti che i contadini facevano proprio nel mese di maggio per propiziare la fertilita' del terreno ed aver cosi' buoni raccolti: lo stesso ingresso in scena dei protagonisti, che sfilano come in processione, ne e' un simbolo evidente; cosi' come gli agricoltori imploravano il Signore per avere buoni raccolti sfilando in processione, allo stesso modo i Maggianti si presentano nel sito dove si svolge la rappresentazione. 557 - GRAGNANELLA
Giorno 6
Sorgente dell’Acqua Bolle, Castello di Oliveto, Pieve dei Ss. Ippolito e Biagio a Castelfiorentino, Pieve di S. Giovanni a Corazzano
Nei pressi di Baccaiano, Comune di Montespertoli, nella valle del torrente Virginio, si trova la
Sorgente Acqua Bolle
: il termine sorgente e' improprio perché, in realta', si tratta di una mofeta gassosa che fuoriesce all'interno di un piccolo fossato, ma l'impressione e' quella di acqua in ebollizione. La temperatura dell'acqua e' quella ambientale, cioe' fredda in inverno e appena tiepida d'estate. Il fenomeno si estende anche nelle immediate vicinanze; dopo una pioggia e', infatti, possibile sentire il terreno gorgogliare, tante sono le piccole emissioni gassose. L’acqua, ovviamente, non ha requisiti di potabilita': e' molto frizzante e leggermente ferruginosa, ha un pH di 7,4 e un residuo secco a 180° C di 1,12 grammi/litro. 751 - SORGENTE ACQUA BOLLE
Il
castello di Oliveto
si trova nel Comune di Castelfiorentino: il suo nome deriva dalle numerose coltivazioni d’olivo che lo circondano. Costruito nel 1424 dalla nobile famiglia fiorentina Pucci, nel 1850 e' passato all’altrettanto famosa famiglia Guicciardini. Edificato in mattoni, e' collocato sulla cima di un colle protetto da fossati, mura e torri: lo caratterizzano la merlatura guelfa, i quattro torrioni agli angoli, la torretta dell'orologio, il cortile interno con l’intonaco a graffite, il loggiato con quattro arcate e la cappella per le funzioni religiose. Su tutto il perimetro delle mura si trova il camminamento, da cui si domina la valle. Nel corso della sua lunga storia ha ospitato personaggi famosi: papi come Clemente VII, Paolo III, Leone X, Lorenzo il Magnifico, mentre nel 1944 passo' alle truppe americane guidate dal Generale Mark Clark e divenne il loro quartiere generale. Nella fattoria del castello di Oliveto si producono vini prestigiosi e un superbo olio extra vergine d’oliva. 752 - CASTELLO DI OLIVETO
La
Pieve dei Santi Ippolito e Biagio
e' situata sul colle che sovrasta l'abitato di
Castelfiorentino
, all'incrocio della Via Volterrana Nord con il percorso di fondovalle della Via Francigena: a poca distanza si trovano i resti delle antiche mura fatte restaurare da Cosimo I de’ Medici. Fu edificata nel 1195, come risulta dalla data impressa nell'archivolto della porta laterale, e trasformata in chiesa barocca alla meta' del XVIII secolo: il restauro effettuato nel 1936 l’ha riportata al suo primitivo stile romanico. L’edificio presenta facciata in laterizi, con al centro il portale con architrave: il portale e' sovrastato da una bifora. Il campanile a vela e' ubicato sul lato sinistro e conserva ancora tre antiche campane, di cui una del 1253. Il suo interno si presenta a navata unica, con abside semicircolare e copertura lignea. 753 - PIEVE DEI SS. IPPOLITO E BIAGIO A CASTELFIORENTINO
La
Pieve di S. Giovanni Battista
si trova a
Corazzano
, localita' del Comune di S. Miniato, da cui dista circa nove chilometri. E’ situata vicino alla riva destra del torrente Egola, nei pressi dell’antica Via Maremmana, nel tratto che collega San Miniato a Montaione: la zona del Val d’Egola, che si trova subito a sud di San Miniato, e' particolarmente votata per la raccolta del tartufo, specie il pregiato tartufo bianco delle Colline Sanminiatesi. Le prime notizie di questa chiesa romanica risalgono all’anno 892: probabilmente era costruita in pietra alberese, come attestano alcuni resti posizionati alla base del campanile e dell’abside, ma nel XII secolo e' stata completamente riedificata in cotto. Il campanile si attesta sul lato sinistro della facciata e termina con coronamento merlato: la facciata e' arricchita da due lesene, con il portale sormontato da un arco. L’interno e' a croce latina, con navata unica: vi si conservano i resti di un affresco trecentesco della scuola di Cenni di Francesco di ser Cenni. 754 - PIEVE DI S. GIOVANNI A CORAZZANO
Giorno 9
Roseto Cavriglia, Badia a Coltibuono, Castello di Montegrossi, Barbischio, Castello di Tornano, Torre di Cancelli (da preparare)
Il
Roseto Botanico Carla Fineschi di Cavriglia
e' un giardino botanico di grande bellezza, in cui e' presente una delle piu' grandi collezioni di specie di rose ed e' uno dei pochi giardini privati, di tale dimensione, che esistono al mondo. L'impostazione del roseto e' dettata dalla tradizionale struttura botanica, pertanto le rose sono state piantate in spazi separati e suddivise in sezioni, specie e sottospecie e ibridi. Ogni pianta e' contraddistinta da un cartellino contenente le informazioni identificative di base (il nome botanico, l'anno di introduzione in Europa, la possibilita' o meno di produrre ibridi). Il roseto attualmente contiene 7000 varieta' di piante uniche, alcune delle quali si pensavano estinte, ed e' possibile affermare che grazie a tale quantita' di piante, in esso e' rappresentata la storia della rosa con tutti i suoi riferimenti culturali e scientifici. Il Roseto di Cavriglia e' il risultato di piu' di trenta anni di lavoro del Prof Gianfranco Fineschi che lo ha dedicato a sua moglie Carla. 504 - ROSETO BOTANICO CARLA FINESCHI
La
Badia a Coltibuono
e' situata sulla sommita' di un colle non lontano dall'importante insediamento etrusco di Cetamura, la' dove la linea di crinale segna il confine fra il Chianti e il Valdarno, sulla strada che collega Gaiole in Chianti con Montevarchi. Fin dal Medioevo Coltibuono e' stato il centro vitale di una grande azienda agricola che e' andata accrescendosi nel corso dei secoli, anche per effetto delle donazioni che l'Abbazia vallombrosana riceveva dai proprietari terrieri della zona. Ancora oggi Coltibuono e' circondata da vasti boschi di conifere piantati dai monaci seguaci di San Giovanni Gualberto. In seguito alle soppressioni dei monasteri, il complesso monastico fu trasformato in villa - fattoria e tuttora ospita una tenuta enologica con annesso ristorante; la chiesa, precedente all’abbazia, e' dedicata a San Lorenzo ed e', a differenza del complesso monastico che non e' visitabile, accessibile a tutti. Il vino prodotto nella fattoria di Coltibuono e' tra i vini Chianti piu' famosi: l'azienda agricola e' visitabile. 184 - BADIA A COLTIBUONO
Il
castello di Montegrossi
, noto anche come Montegrossoli, si trova sul crinale che separa il Valdarno Superiore dal Chianti, nei pressi del Valico di Coltibuono, a poca distanza dalla Badia di Coltibuono, Comune di Gaiole in Chianti. Proprio per la sua posizione strategica e' sempre stato oggetto di contesa fra Siena e Firenze: le prime notizie del castello si hanno nel 1007. Nei secoli successivi Montegrossi fu piu' volte assediato, fino a che nel 1530 l'esercito dell’imperatore Carlo V lo rase al suolo definitivamente il castello, per evitare che la sconfitta Repubblica di Firenze potesse riutilizzarlo.
Il mastio del castello domina il paesaggio di una vasta area del Chianti: i ruderi sono facilmente accessibili dalla strada che collega il Valico di Coltibuono al borgo di Monte Grossi. Del recinto fortificato restano solo pietre sparse nella vegetazione, mentre sul mastio e' possibile vedere l’originale porta d'accesso, ad un livello rialzato dal terreno. All'interno si possono vedere i capitelli di pietra che sostenevano le assi dei solai e resti del soffitto a volta in pietra d’alcuni locali. 763 - CASTELLO DI MONTEGROSSI
Barbischio
e' un antico borgo del Comune di Gaiole in Chianti: le prime notizie su questo castello risalgono al 1077. Nel 1220 il castello e la sua curtis furono date in feudo dall'imperatore Federico II di Svevia ai conti Guidi di Battifolle. Insieme ai castelli di Montegrossi, Vertine e Meleto, Barbischio faceva parte delle rocche poste a difese di quest'area del Chianti da parte dei Fiorentini, essendo situato proprio sul confine dei domini senesi. Dell'antico castello oggi sopravvivono i ruderi di una torre che sovrasta l'abitato. In paese e' presente la chiesa parrocchiale intitolata a San Jacopo. 764 - BARBISCHIO
Il
castello di Tornano
si trova nel Comune di Gaiole in Chianti, a poca distanza dalla Strada Provinciale n. 408, la Chiantigiana. E’ sicuramente uno dei castelli piu' belli del Chianti, anche se conserva integro solo il cassero e parte delle mura: per secoli il suo possesso e' stato conteso fra fiorentini e senesi. Le prime notizie della sua esistenza risalgono addirittura al 790: quasi sempre, grazie alla sua posizione e alla possanza delle sue mura, e' riuscito a respingere gli assalti delle truppe nemiche; fu espugnato nel 1530, quando ebbe termine la Repubblica di Siena. Oggi sono scomparse gran parte delle mura ed il cassero in pietra dominare la zona dal Poggio di Tornano. Di recente il castello e' stato restaurato ed ora ospita una struttura agrituristica di primo livello ed una fattoria. 765 - CASTELLO DI TORNANO
Nei pressi del Valico di Coltibuono, a poca distanza dalla famosa Badia a Coltibuono e dalla Strada Provinciale n. 408, si erge la
Torre di Cancelli
: siamo nel Comune di Gaiole in Chianti. Sicuramente questa torre d’avvistamento faceva parte del complesso difensivo del grande castello di Montegrossi, che si trova poco distante, in direzione est, e i cui resti, soprattutto il mastio, dominano la torre ed il passo dall’alto di un colle. La Torre di Cancelli e' citata per la prima volta in un atto della Badia di Coltibuono risalente al 1085. 762 - TORRE DI CANCELLI
Giorno 17
Monte Croce
Il
monte Croce
, sulle Alpi Apuane, e' privo di vegetazione ma nel mese di maggio i suoi prati assumono una veste inconsueta e meravigliosa: si coprono completamente di giunchiglie facendo assistere, a chi ha la fortuna di salirvi in questo periodo, ad un vero spettacolo della natura. Un'antica leggenda apuana narra che le giunchiglie altro non sono che le lacrime versate da una giovane pastora in ricordo del suo amato morto in guerra e che ogni anno, la notte del due novembre, le anime dei due giovani amanti si ricongiungono sulla vetta della montagna. Voglio anche far notare che non appena spariscono le giunchiglie, il Croce si copre di asfodeli: anche questa e' una visione assai suggestiva. 145 - MONTE CROCE
Giorno 23
Sole nel monte Forato
Come facciamo tutti gli anni, anche stavolta nel mese di maggio siamo tornati a Piastrola, località situata sopra il paese di Pruno, in Alta versilia, ad osservare il fenomeno del sole che passa nell’arco del monte Forato.
Il
monte Forato
(m. 1223 e m. 1209 le sue due cime) e' una delle vette piu' famose e piu' frequentate della catena apuana: l’arco naturale che fa del monte Forato una montagna veramente unica, e' alto 32 m. e alto 26 m. con uno spessore minimo e' di 8 m. All'origine di questa caratteristica figura, da cui la montagna ha tratto il nome, c'e' l'azione erosiva di vento e acqua che hanno inciso il calcare sfruttando le fratture della roccia. Il Forato ha sempre attratto l'uomo per la sua forma unica e anche i poeti lo hanno declamato, come nel secolo scorso Giuseppe Tigri che cosi' lo descriveva:
D'immane ponte adamantino a foggia, ch'arte tu credi, eppur natura eresse!.
Il sole che passa nell'arco del monte Forato si osserva bene da Piastrola circa 20 minuti dopo il sorgere del sole nei giorni che vanno dal 22 al 25 maggio (nei quali si osserva nel miglior modo possibile) e dal 20 al 23 luglio (per essere precisi a maggio intorno alle 7,25 e a luglio intorno alle 7,35). 175 - SOLE NEL MONTE FORATO DA PRUNO |