ALDO INNOCENTI
RELAZIONE WALKING DEL MESE DI LUGLIO 2010
Giorno1
Pieve di Valdibure, Acquerino, Monachino, Cantagallo
La
Pieve di San Giovanni Evangelista a Valdibure
si eleva su di un poggio a dominare la vallata del torrente Bure: costruita nel XII secolo, dipendeva alla piu' antica Pieve di Spannareccio, la quale era a capo di un grande plebato, ma venne spazzata via nel 1130 da una piena della Bure, sostituita nei suoi possedimenti proprio dalla Pieve di Montecuccoli (originario nome della chiesa di Valdibure). L’edificio, che si presenta in forma romaniche, molto evidenti nell’abside e nel campanile, e’ situato a lato della strada che unisce Pistoia a Riola, nel Bolognese, lungo un’antica via di comunicazione fra la Toscana e la Pianura Padana. Conosciuta come pieve di Montecuccoli aveva come titolare San Giovanni Battista, ma gia' a partire dal 1541 il patrono diviene San Giovanni Evangelista: cosi' anche il toponimo Montecuccoli a partire dal XVI secolo viene sostituto con quello di Valdibure. 534 - BADIA A SETTIMO
Acquerino
: la Riserva Naturale Biogenetica Statale Acquerino protegge un'area di 243 ettari nel Comune di Sambuca Pistoiese, fra quota 800 e 1.200 metri s.l.m. Costituita nel 1977, la Riserva fu data in gestione all'Azienda di Stato per le Foreste Demaniali con il precipuo scopo di costituire un esempio di razionale selvicoltura per i piccoli proprietari della zona. Alle zone rimboschite di recente con conifere (abete bianco, douglasia, ecc.) e con latifoglie (faggio, frassino, acero, ecc.) si alternano boschi cedui invecchiati di faggio che, in passato, venivano utilizzati per la produzione di carbone vegetale, come testimoniano le numerose aree carbonali che si incontrano lungo i sentieri e le mulattiere. La Riserva di Acquerino ha lo scopo di conservare e migliorare i boschi di abete odoroso, destinati alla produzione di semi per la vivaistica forestale. La flora e la fauna di questa piccola Riserva non differisce sostanzialmente da quella tipica dell'Appennino Tosco-Emiliano. Sono presenti anche specie erbacee protette, per la loro peculiare rarità, quali il giglio rosso, il giglio martagone, alcune genziane, l'aquilegia, ecc. Tra le specie animali, un cenno particolare merita il cervo, che, reintrodotto, dopo vari secoli, negli anni '50 del XX secolo, ha proliferato e si è diffuso in tutte le zone montane limitrofe, sia nella provincia di Pistoia che in quelle di Firenze e di Bologna, venendo purtroppo a creare, in assenza di un predatore naturale qual è il lupo, un "carico" faunistico eccessivo per il territorio della riserva. L’itinerario Walking Italy per la Riserva Naturale dell’Acquerino non ancora pronto.
Monachino
: l'abitato di Monachino è situato a 700 m. s.l.m. in un punto dove la stretta valle della Limentra orientale si allarga, dando spazio ad ampie pasture. E' immerso nell'estesa foresta che ricopre tutta la valle: in alto gli fanno corona le cime del monte La Croce (1318) il più alto della Sambuca, del Monte Bucciana (1204), del Poggio Cicialbo (1173). Trovasi in posizione alquanto isolata, perché il centro abitato più vicino, l'Acqua, dista quattro chilometri e come tutti i piccoli paesi del comune si spopola d'inverno: qualche residente tuttavia, saldamente legato alla sua terra, rimane al Monachino tutto l'anno. Tutto l'anno inoltre vi è attivo un pubblico locale con servizio di bar e ristorante. Il paese risale al XVI secolo come dipendenza del Pian del Toro: è storicamente legato alla famiglia De' Pazzi. Secondo alcune fonti orali il nome di Monachino potrebbe derivare da un monaco proveniente dalla non lontana Badia a Taona; sempre secondo la tradizione questo insediamento avrebbe origine dalla venuta nei primi anni del Cinquecento di un certo Matteo Bianchi, perseguitato politico lucchese che qui trovò rifugio. In paese molte famiglie hanno cognome Bianchi, ed addirittura un ponte sulla Limentra è detto Ponte de' Bianchi. La chiesa intitolata a S. Stefano Papa risale al 1838. In precedenza la chiesa, sotto lo stesso titolo, era a Pian del Toro, un pianoro situato a monte del paese. L’itinerario Walking Italy per Monachino non è ancora pronto.
Cantagallo
ha una superficie di 95,03 chilometri e sorge in posizione elevata nell'alta valle del fiume Bisenzio, circondato dalle colline dell'Appennino Tosco-Emiliano. Il borgo si sviluppò nel corso del Medioevo sotto la giurisdizione di alcuni feudatari locali legati ai Conti di Vernio. Le prime notizie storiche certe risalgono al XIII secolo, quando il borgo si trovò al centro di un'aspra contesa tra gli abitanti stessi e i monaci della vicina località di Vallombrosa. Nel 1271 Cantagallo divenne comune autonomo, dotandosi di propri statuti. Per la sua posizione isolata tra rilievi montuosi il borgo non subì gli sconvolgenti eventi storici che interessarono la Toscana e parimenti non godette dei privilegi dei quali usufruirono altri centri limitrofi. Fino al XIV secolo il comune di Cantagallo venne ripetutamente diviso e posto sotto la giurisdizione di differenti famiglie di feudatari, tra i quali emerse quella dei Conti Alberti di Prato, che esercitarono una diretta influenza su Cantagallo tramite anche alcuni vassalli dei Conti stessi. L’itinerario Walking Italy per Cantagallo non è ancora pronto.
Giorno 4
Luicciana, S. Ippolito di Vernio, Rocca di Vernio
Luicciana
(423 m. s.l.m.), capoluogo e sede del Comune di Cantagallo, ebbe un discreto sviluppo nel Sette - Ottocento, quando vi si teneva un importante mercato. L'antico abitato fu completamente distrutto dalle truppe tedesche nel 1944; l'attuale insediamento, di aspetto recente, venne riqualificato tra il 1981 e il 1984 con la creazione del Museo all'Aperto di Arte Contemporanea, formato da una ricca serie di opere eseguite, con tecniche diversissime, sulle facciate e nei cortili delle case e nel Palazzo Comunale, anch'esso ricostruito nel dopoguerra. Una ripida strada sale alla chiesa di San Michele, sulla cima del poggio. Documentata dal '200, fu notevolmente trasformata ai primi del XVIII secolo e intorno al 1760. Nell'interno, di raffinata e unitaria veste settecentesca, si conserva una coeva statua vestita della
Madonna col Bambino
; la pala dell'altar maggiore, con
San Michele
(1938) è copia di Guido Reni. L’itinerario Walking Italy per Luicciana non è ancora pronto.
S. Ippolito di Vernio
: la
pieve di S. Ippolito
, col titolo di pievana dei Santi Ippolito e Cassiano, si trova citata in un diploma dell'Imperatore Ottone III del 998 e in altri documenti anteriori. Assieme a quella di San Lorenzo a Usella erano le uniche pievi esistenti nella Valle a quel tempo. Questa chiesa, durante la sua vita millenaria, ha subito molti rifacimenti che ne hanno alterato il primario stile romanico. L'attuale edificio sembra principalmente frutto di una ricostruzione del XII secolo e di una trasformazione avvenuta nella prima metà del XIII secolo, forse a seguito di un cedimento, quando fu realizzato l'attuale presbiterio; notevole sarebbe anche il rifacimento del XVIII secolo con l'innesto di decorazioni e altari. Rifondata nel 1848, fu riportata all'antica forma originale nel 1923 togliendo la calce ed i colori che ne ricoprivano l'interno. Adiacente alla chiesa c'è l'
Oratorio della Compagnia del SS. Nome di Gesù
: l'origine di questo edificio, non databile, risale all'epoca durante la quale persone devote si misero ad erigere oratori, compagnie ed altre istituzioni pie. Esistono comunque alcune memorie scritte del XVIII secolo ed i Capitoli della Compagnia stessa. Restaurato nel 1899 e nel 1933, con il rialzo delle mura e la costruzione delle finestre e della tettoia, fu abbandonato perché la secolare Compagnia aveva cessato il proprio officio di assistenza e di culto, e tale è restato fino a pochi anni fa quando è divenuto la sede della Biblioteca Francesco Petrarca. L’itinerario Walking Italy per S. Ippolito di Vernio non è ancora pronto.
Rocca di Vernio
: si tratta di una fortificazione molto antica, risalente addirittura ai conti Cadolingi e da essi passata agli Alberti dopo il 1113. Simbolo del potere degli Alberti, la Rocca passò ai conti Bardi quando essi comprarono il feudo di Vernio e fu dimora estiva per i ricchi banchieri fiorentini che si trasferivano nei loro possessi per una parte dell'anno. Essa fu varie volte assediata e fu a più riprese manomessa da lavori di fortificazione, come quelli effettuati da Sozzo dei Bardi nel 1438. Nella prima metà dell'Ottocento il Palazzo con i resti delle fortificazioni della Rocca fu concesso dall'Opera Pia di S. Niccolò di Bari in enfiteusi a Carlo Gualtieri che, dopo averne curato il restauro, ne fece la sua dimora. Attualmente di questa struttura fortificata (la cui proprietà è stata recentemente ceduta dai Gualtieri), non restano che le tracce, anche se si continuano ad indicare come Rocca il Palazzo Comitale ed il gruppo di case circostanti, all'interno del castello. Giungendo a piedi da San Quirico il sentiero porta davanti ad un ampio arco che dà accesso al Castello: subito all'interno sulla sinistra è la cappella di Sant'Agata (attualmente nella cappella si trovano le tombe dei componenti della famiglia Gualtieri). Oltre il cortile, che si apre a fianco della cappella, era il cassero - nella zona più alta del colle - concluso nell'angolo settentrionale della cinta dal robusto torrione del Maschio, detto il Roccacino, inizialmente occupato dall'abitazione signorile, dall'archivio e dalle prigioni, andato progressivamente in rovina tra Settecento e Ottocento. L’itinerario Walking Italy per la Rocca di Vernio non è ancora pronto.
Giorno 9
Monteroni d’Arbia, Ponte d’Arbia
Monteroni d’Arbia
è un centro di sviluppo relativamente recente: nell’organizzazione dello Stato di Siena, alla fine del XVI secolo, le principali località che ora rientrano nel territorio comunale appartenevano alla Podesteria di Buonconvento. La moderna comunità di Monteroni d’Arbia fu staccata da quella di Buonconvento nel 1810. La fortuna di Monteroni va ricercata nella presenza della Via Francigena, la più importante strada medioevale fra Roma e l’Europa Centrale, che coincide con l’attuale Strada Statale 2 Cassia. L’abitato si sviluppò praticamente intorno ad un mulino fortificato, costruito all’inizio del Trecento dallo Spedale di Santa Maria della Scala di Siena, cui apparteneva anche la vicina Grancia fortificata di Cuna. Il mulino di Monteroni conserva quasi intatta la sua struttura costituita da un torrione in cotto, con base scarpata e coronato da un giro di beccatelli. Sul lato orientale un interessante sistema di archi permette l’uscita dell’acqua, alla cui alimentazione provvede l’ampia gora posta sul retro. L’itinerario Walking Italy per Monteroni d’Arbia non è ancora pronto.
Ponte d’Arbia
è una frazione del comune di Monteroni d’Arbia e il suo nome è dovuto proprio al ponte che scavalca il torrente Arbia: nei pressi del ponte stesso si trova, in buon stato di conservazione, un antico mulino che sfruttava la forza d’acqua del torrente. La località è documentata fin dal primo Medioevo perché si trova lungo il percorso della famosa Via Francigena, l’importante strada che collegava Roma all’Europa Centrale e che corrisponde all’attuale tracciata della Strada Statale 2 Cassia. Nell’itinerario della Francigena redatto da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, la località rappresentava la XIV tappa (Submansio) ed era allora definita Arbia. Il 24 agosto 1913, a poca distanza dal paese, muore l’imperatore Enrico VII, di cui parla anche Dante della
Divina Commedia
, forse avvelenato durante la comunione da un frate del Convento di Buonconvento. L’itinerario Walking Italy per Ponte d’Arbia non è ancora pronto.
Giorno 12
Gallina e Cappella di Vitaleta
Gallina
: il tratto di Cassia che va da Bagno Vignoni a Gallina è il più bello di tutta la Strada Statale e coincide, anche in questo punto, con la Via Francigena: non c’è un metro di pianura, è tutto un contino saliscendi. Paesaggi bellissimi si presentano agli occhi di chi la percorra, soprattutto nel periodo che va da fine giugno a metà luglio, quando il grano è stato tagliato e le tonde presse di paglia punteggiano i campi. Sullo sfondo s’intravedono il monte Amiata, Castiglione d’Orcia, Rocca d’Orcia, la Rocca di Tentennano, Pienza e tanti altri luoghi della Val d’Orcia. A Gallina su trova una bar, con vendita panini, come quelli d’una volta: la colazione qui è un cosa sublime, con prodotti sopraffini. Al servizio del bar si trova anche la signora Lucia: un personaggio, un autentico personaggio, una “toscanaccia” dalla battuta sempre pronta e fulminante, che da più di cinquant’anni gestisce il locale insieme al marito: vale la pena di fermarsi a bere qualcosa o fare colazione anche solo per parlare con lei. Da Gallina transita anche il 43° Parallelo. E se alcuni paralleli sono divenuti noti per essere stati il teatro di guerre o battaglie, il 43° pare sia conosciuto solo perché passa da Gallina. Un tempo Gallina si chiamava Osteria della Scala ed era una stazione di sosta per il pellegrino che si recava a Roma e in seguito per i più moderni viaggiatori sulle diligenze; oggi sono poche case lungo la via Cassia annunciate da questo curioso cartello che invita comunque ad una sosta campagnola fra un bagno termale a Bagno Vignoni e uno a Bagni San Filippo. L’itinerario Walking Italy per Gallina non è ancora pronto
Cappella di Vitaleta
: ricordata per la prima volta in un documento del 1590, nella Cappella della Madonna di Vitaleta si trovava una statua della Madonna attribuita ad Andrea della Robbia: tale statua e' ora custodita nella chiesa di San Francesco a San Quirico d'Orcia che, proprio a causa di questa statua, e' piu' nota come chiesa della Madonna di Vitaleta. La Cappella di Vitaleta fu riprogettata, sia internamente che esternamente, dall'architetto Giuseppe Partini nel 1884, ispirandosi a modelli cinquecenteschi.
La fama di questa piccola chiesa non e' dovuta certamente al suo valore artistico, bensi' alla posizione geografica in cui si trova: in Val d'Orcia, a meta' strada fra San Quirico d'Orcia e Pienza, immersa in un paesaggio eccezionale, unico. Questo ha fatto si che la Cappella di Vitaleta sia divenuta un vero e proprio simbolo della Toscana, tante sono le volte in cui e' stata fotografata e rappresentata su giornali e riviste. 568 - CAPPELLA DI VITALETA in Val d'Orcia
Giorno 15
Talamone
Talamone
: è un borgo che si trova nell’estremità meridionale dei monti dell’Uccellina, nel comune di Orbetello. E’ è stato un importante porto commerciale in periodo etrusco e funzionava da collegamento con l’entroterra maremmano. L’antica città, infatti, serviva anche Heba e Saturnia e le sue rovine si possono rintracciare nelle colline attraversate dalla Via Aurelia. In periodo romano, l’antica Talemon sorgeva su quella che oggi è chiamata la collina del Talamonaccio,come testimonia anche un tempio rinvenuto su questa collina. Nel 1860, quando il paese fu annesso al Regno d’Italia, Giuseppe Garibaldi, che era in rotta per Marsala con i Mille, vi sbarcò la mattina del 7 maggio, per procurarsi armi dal comandante del porto e far partire una colonna, comandata da Zambianchi, verso il confine romano; questo avrebbe dovuto provocare un’insurrezione nello Stato Pontificio. Il paese mantiene l’aspetto di piccolo borgo di pescatori; è presente il porto, circondato da mura medioevali e dominato da una rocca di pietra grigia realizzata nel Cinquecento dai senesi, come postazione di guardia sul golfo. L’itinerario Walking Italy per Talamone non è ancora pronto.
Giorno 20
Lupinaia, Fosciandora, Treppignana, Riana e Ceserana
Si tratta di cinque paesi della Garfagnana situati tutti nel comune di Fosciandora.
Lupinaia
: d’origini antichissime, fu nominata infatti nel 754, è situata a mezzo chilometro circa da Fosciandora sopra un'altura da cui si può ammirare uno suggestivo panorama sulla valle del Serchio. La storia di questo borgo è piuttosto movimentata: nel 1200 dipendeva dalla vicina Barga, poi dal comune di Castiglione, in seguito da quello di Gallicano e infine fu annesso a quello di Fosciandora. Da visitare è la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, le mura, costruite nel 1616 per ordine del Consiglio della Repubblica di Lucca, e i due portali di accesso. L’itinerario Walking Italy per Lupinaia non è ancora pronto.
Fosciandora
è situata sul lato sinistro del fiume Serchio. È un paese di confine, che sorge nella parte alta della Garfagnana, tra Toscana ed Emilia. Per la sua particolare posizione, il paese è stato, in passato, al centro di numerosi scontri armati peri l suo dominio tra Lucchesi, Pisani, Fiorentini e Estensi. Nel 1452 il paese fu diviso in due nuclei: i centri di Lupinaia, Riana e Treppignano rimasero sotto il dominio di Lucca, mentre quelli di Migliano, Fosciandora e Ceserana, castello appartenuto alla famiglia dei Rolandinghi, passarono a Firenze e, in seguito, al duca di Ferrara. Il territorio, infine, venne riunito nel 1855, con la creazione del comune di Fosciandora. Di particolare importanza è il santuario dedicato a Maria Santissima della Stella, nei pressi di Migliano. Del XII secolo, nei secoli successivi si ridusse a poco più di un rudere e in seguito al rinvenimento nel 1798 di un antico affresco della Madonna, alcuni privati decisero di ricostruire in quel luogo una nuova chiesa, che venne inaugurata e benedetta nel 1827. Per chi ama le passeggiate nel verde Fosciandora regala scorci suggestivi: le Prade Garfagnine, ad esempio, è una zona d’alpeggio oramai in uso ai pochi allevatori, da cui si diramano interessanti percorsi pedonali e ciclistici. Tra le tante manifestazioni segnaliamo la "Festa Patronale", che si svolge annualmente nella penultima domenica del mese di febbraio in onore del Santo Patrono San Sebastiano. L’itinerario Walking Italy per Fosciandora non è ancora pronto.
Treppignana
: anche questo caratteristico e fortificato borgo ha origini antichissime, infatti se ne trova fatta menzione in varie memorie dell’Archivio Arcivescovile di Lucca anteriori all'anno 1000. Posta sulla cima di un colle in posizione strategica, sul cucuzzolo da cui si ammira un bel panorama sulla valle del Serchio e sulle Alpi Apuane sorge la chiesa parrocchiale. Suggestivo percorrere il lastricato in pietra che attraversa il borgo con un percorso ad anello e che permette di scoprire interessanti scorci con scalinate,portali e fregi tra le antiche abitazioni, di cui spicca un imponente palazzo Medioevale del XIV sec. all'inizio del paese. L’itinerario per Treppignana non è ancora pronto.
Riana
: anche questo antico borgo si trova su un colle alla cui sommità sorge la chiesa parrocchiale. Questa terra si chiamava in antico Villa Ariana, come appare dal Registro Lateranense del sec. X. Interessante il panorama sulle montagne di fronte su cui spicca il borgo di Perpoli. Bello e suggestivo il paesaggio che circonda il borgo con estesi boschi. L’itinerario Walking Italy per Riana non è ancora pronto.
Ceserana
: la rocca di Ceserana sorge sulla riva sinistra del fiume Serchio ed occupa la parte più alta del paese, sviluppatosi lungo il crinale posto ai suoi piedi. Ospita all’interno della cinta muraria la chiesa Romanica di Sant'Andrea, giàmenzionata nella bolla del papa Alessandro III del 1168.L’edificio religioso è di notevole importanza architettonica per l'abside semicircolare realizzato in pietra locale di colore bianco, con una serie di archi poggianti su capitelli decorati ognuno in modo diverso. Il campanile della chiesa sorge sul basamento di una torre da difesa medievale e a questo periodo si deve far risalire l’origine della fortificazione. La rocca fu infatti importante caposaldo militare degli eventi bellici succedutisi nei sec. XIII e XIV costituendo un importante presidio sulla sponda sinistra del Serchio in collegamento visibile con i borghi di Perpoli e Palleroso sulla sponda opposta. La rocca è costituita da una modesta cerchia di mura, costruita in pietra di fiume, dotata di due piccole torri delle quali una a guardia dell'ingresso, l'altra rivolta verso le colline sovrastanti il paese; un camminamento per la ronda percorre quasi per intero il circuito delle mura sulle cui pareti si aprono piccole feritoie per consentire la difesa con armi da fuoco di piccolo calibro. I recenti lavori di restauro hanno portato alla luce parte dell'edificio medievale, costituito da mura sottili e verticali. 431
Giorno 25
Castel San Niccolò e Montemignaio
Castel San Niccolo’
: l’antico castello di S. Niccolò, già conosciuto come 'Corte di Vado', sorge su un'altura e dalla sua altezza domina la valle del torrente Solano, il quale dopo pochi chilometri si immette nell'Arno nella piana di Campaldino. Il Castello, del quale si hanno le prime notizie nel 1029, fu una delle più forti rocche dei conti Guidi da Battifolle e la sua storia va di pari passo con quella della potente famiglia feudale casentinese. Il castello è costituito da tre elementi: nella posizione più elevata del poggio la rocca, residenza del signore, collegato ai suoi piedi un gruppo di case, fra le quali la chiesa, cinto da mura nelle quali si apre una porta difesa da torre (oggi trasformata in torre dell'orologio) al quale giungeva l'unica strada di collegamento con il fondo valle e, ai piedi del colle, un'altro gruppo di case, ovvero il 'mercatale' lungo la strada principale dal quale ha avuto origine Strada in Casentino. La parte più importante è il palazzo - fortezza che fu residenza dei conti Guidi prima e dei Podestà fiorentini poi. L’itinerario Walking Italy per Castel San Niccolo’ non è ancora pronto.
Montemignaio
: arrivando in Casentino dal Passo della Consuma e oltrepassato il valico di circa due chilometri si può voltare a destra e scendere nella valle passando da Montemignaio. Prima di arrivare al paese, a sinistra, incontriamo il bivio che ci conduce all'Oratorio della Madonna delle Calle, luogo di forte interesse devozionale per gli abitanti della zona. Il paese, d’origine medievale, si estende su una vasta zona montana e si può suddividere in tre principali nuclei: il Castello, la Pieve e il Santo. Il Castello con le relative mura e un chilometro più in basso la Pieve di Santa Maria Assunta, entrambi risalenti al XII secolo, rappresentano i motivi di maggior interesse storico e culturale della zona. Montemignaio è circondato da una natura splendida che ci invita a splendide escursioni. Si può salire verso il Monte Secchieta attraversando stupende faggete. Da quassù, dove sono state istallate tre gigantesche pale per lo sfruttamento dell' energia eolica, si possono ammirare incredibili panorami ed è possibile raggiungere successivamente Vallombrosa o, in direzione opposta, il Pratomagno. L’itinerario Walking Italy per Montemignaio non è ancora pronto.
Giorno 28
Santuario de La Verna e Poppi
Come tutti gli anni siamo tornati al Santuario de La Verna, uno dei luoghi più mistici del mondo.
La Verna
: luogo bellissimo, unico, intriso di misticismo e religione in ogni sua pietra; e' il luogo dove San Francesco ricevette le stimmate e dove ha trascorso alcuni periodi della sua breve esistenza.
La Verna si trova in Casentino, provincia d’Arezzo, o, per riportare la definizione di Dante Alighieri nella Divina Commedia, si trova su una rupe racchiusa tra le valli dell'Arno e del Tevere
..Nel crudo sasso intra Tevere et Arno, da Cristo prese l'ultimo sigillo che le sue membra due anni portarno....
La costruzione del Santuario ha inizio nel 1213 con la donazione del monte a San Francesco d'Assisi da parte del conte Orlando Cattani, signore di Chiusi della Verna: il primo nucleo conventuale in muratura corrisponde alla foresteria vecchia e alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, sul sito scelto dallo stesso Santo che qui, il 17 settembre 1224, ricevette le Sacre Stimmate. Nel 1431 papa Eugenio IV mise La Verna sotto il dominio del Comune di Firenze, il quale la cedette a sua volta ai consoli dell'Arte della Lana: nel 1866, al momento della soppressione degli ordini religiosi seguita all'Unita' d'Italia, il Municipio di Firenze ne rivendico' lo ius patronati e ne divenne proprietario fino al 1933, anno in cui, a seguito dei Patti Lateranensi, fu restituita ai Frati Minori: e' a tutt'oggi sede conventuale, meta di pellegrinaggi e luogo di preghiera venerato in tutto il mondo. La Chiesa Maggiore o Basilica, la cui costruzione ebbe inizio nel 1348 per volonta' del conte Tarlato di Pietramala e della moglie Giovanna di Santa Fiora (al tempo proprietari del castello di Chiusi), fu poi ripresa nel 1451 e conclusa nel 1509 con l'aiuto dei consoli fiorentini dell'Arte della Lana; il porticato tardo - rinascimentale (1536 - 1538) e' in gran parte opera di ricostruzione post - bellica mentre il campanile e' del 1486 - 1490. 79
Poppi
: quando si scende il Valico della Consuma, che mette in comunicazione il Valdarno con il Casentino, in lontananza ci appare la mole inconfondibile del castello di Poppi, sicuramente uno dei manieri della Toscana che si e' mantenuto quasi intatto; anche il borgo ha mantenuto le sue caratteristiche medioevali. Poppi e' situato al centro del Casentino, a 437 m. s.l.m.: il borgo medievale e' una rara citta' murata, alla cui sommita' signoreggia il castello dei Conti Guidi, opera della celebre famiglia d'architetti di Cambio e prototipo di Palazzo Vecchio in Firenze. Grazie a costanti restauri effettuati nel corso dei secoli, il castello si trova in eccellenti condizioni di conservazione: e' il monumento principale del Casentino e domina tutta la vallata. Le prime notizie certe della sua esistenza risalgono al 1191. In esso si distinguono due epoche diverse di costruzione: la parte destra della torre e' la piu' antica e fu costruita ad un solo piano (si ritiene che si sia stata opera di Lapo di Cambio), mentre la parte sinistra, piu' recente, fu costruita a due piani (e' stata attribuita ad Arnolfo di Cambio). 256 |