ALDO INNCOCENTI
RELAZIONE WALKING DEL MESE DI MARZO 2010
Giorno 1
Cune e Oneta
Cune
sorge a 517 m. s.l.m. alle pendici del monte Bargiglio, in bella posizione panoramica: da antichi documenti siamo a conoscenza che un tempo il paese si trovava piu' in alto, dove ora si trova il Romitorio di S. Bartolomeo. L'attuale borgo compare nella documentazione ufficiale soltanto nel 1387. La sua Chiesa e' intitolata a S. Bartolomeo e al suo interno si conservano tele della Scuola del Marracci (sec. XVII), un dipinto su tavola di scuola toscana (sec. XV), un'edicola in marmo (sec. XVI) e una statua policroma in legno di S. Bartolomeo. Nei dintorni, oltre al Romitorio di S. Bartolomeo, la vetta del monte Bargiglio, chiamato l’occhio di Lucca per la sua posizione strategico militare, con i ruderi dell'antica torre. In localita' Catureglio l’antica Villa Mansi (oggi abitazione privata), residenza estiva della famiglia Mansi, conosciuta per la leggenda della perfida e bellissima Lucida, leggenda che rivive per le strade del capoluogo ogni anno nella notte di Halloween. 611 - CUNE
Il primo documento, che attesti l’esistenza d'
Oneta
risale al 979, quando Jacopo il pievano di Decimo allivello' la pieve e tutti i suoi beni ( fra questi risulta anche Oneta) a un certo Roffridi. La chiesa del paese, dedicata a S. Ilario, ha avuto nel tempo diversi rimaneggiamenti; nell'interno si conserva una statua lignea di S. Cristina, un pregevole crocifisso in legno ed un calice dorato con piede esagonale. Nel centro del paese sorge un antico lavatoio coperto e due caratteristici oratori recentemente restaurati. Lungo il rio d'Oneta sono ancora visibili gli antichi mulini ad acqua ed il frantoio.
612 - ONETA
Giorno 6
Rocca e Cerreto
Nata nel Medioevo come fortezza, la
Rocca
di Mozzano domina la valle del Serchio: situata a 314 m. s.l.m., in buona posizione strategica, fu feudo dei Suffredinghi, signori di Anchiano. Il paese, ben visibile dalle strade del fondovalle, e' costruito sul ripido pendio della collina, ospito' quasi sicuramente un antico castellare” dei Liguri - Apuani. Dal 1227 fu possesso di Lucca: i lucchesi, dopo aver espugnato la rocca, non ripararono i danni fatti e negli anni successivi, ritenendola non piu' fondamentale per il controllo della valle, ormai saldamente in mano loro, l’abbandonarono.
Dell’antica rocca, oggi restano solamente alcune rovine: sono sempre visibili alcuni tratti di mura, la base circolare della torre e un suo segmento circolare rotolato poco piu' in basso, il resto della torre secondo una tradizione locale sarebbe rotolato nel fiume Serchio. Accanto alla rocca si trova la chiesa, costruita tra l'XI e il XII secolo, che presenta sulla facciata un bel bassorilievo in marmo. 613 - ROCCA
Il borgo di
Cerreto
(prende il nome dai boschi di cerri che lo circondavano), era formato gia' in epoca medievale da due piccoli borghi ben distinti: Cerreto (o Cerreto Basso, oggi quasi inglobato nel centro urbano di Borgo a Mozzano) e la Pieve di Cerreto (o Cerreto Alto, ubicato sopra un poggio poco piu' in alto). Il Borgo di Cerreto Alto (la parte piu' antica del borgo), sorto lungo l’antica via Clodia (identificabile ancora oggi nel breve tratto di strada, che attraversa la Porta sottostante il campanile), viene nominato per la prima volta all’interno di una pergamena del 995, ed e' formato da poche case costruite intorno alla sua Pieve dedicata a S. Giovanni Battista, nel corso dei secoli questa parte del borgo ha mantenuto quasi inalterata la sua struttura medievale. La struttura della chiesa, notevolmente rimaneggiata, presenta una bella abside con archetti pensili, tre finestre a feritoia sormontate da sculture simboliche. 614 - CERRETO
Giorno 12
San Quirico di Vernio e Badia di Montepiano
San Quirico
e' il capoluogo del Comune di
Vernio
: posizionato a 278 m. s.l.m. in Alta Val Bisenzio, e' un borgo ricco di fascino e di storia. Sembra che il toponimo derivi da Hibernia, perché, in epoca romana, nella localita' esisteva una specie di posto - tappa per le legioni e per i viaggiatori in transito da e per le Gallie. Al centro dell'abitato il Palazzo Comitale, detto anche Il Casone, (ora sede del Municipio), e l'adiacente Oratorio di San Nicola, entrambi in sobrie forma barocche e collegati fra loro da una Galleria. A poca distanza da questi due edifici, dall’altra parte della piazza del Comune, si trova la chiesa di San Leonardo e San Quirico, chiesa prepositurale di origine duecentesca, piu' volte trasformata, con una robusta torre campanaria in pietra. La facciata, con il tetto a capanna coronato in mattoni a dente di sega, e' frutto di un intervento degli anni Venti del XX secolo. 617 - SAN QUIRICO DI VERNIO
La
Badia di Montepiano
fu costruita ai primi dell’XI secolo e consacrata nel 1105, al posto di un romitorio in precedenza fondato dal Beato Pietro Eremita (morto nel 1098 e sepolto sotto l’altare maggiore della chiesa).
Nel 1138 passo’ ai Monaci Vallombrosani che, oltre alle pratiche monastiche, alla silvicoltura della zona ed all'aiuto ai pellegrini e ai viandanti, curarono anche l'assistenza religiosa per le popolazioni del luogo. Durante l’Alto Medioevo fu un fiorente centro di studi, generosamente aiutato dai Conti Alberti. E’ tutta in pietra, ad unica navata, con due cappelle laterali costruite in epoca successiva. E’ ornata all'esterno da archetti pensili, che nella facciata s’appoggiano su piccole semicolonne. Molto bello il portale, con arco romanico a tutto sesto e un grande architrave in un unico blocco di pietra. L'interno, con soffitto a capriate, conserva affreschi del ‘200, d’incerta attribuzione; secondo alcuni le opere furono dipinte da Cimabue e da Giotto, ma e' piu' probabile siano opere di un artista pratese bizantineggiante. 615 - BADIA DI MONTEPIANO
Giorno19
Ponte di Cerbaia e Schignano
Il
Ponte di Cerbaia
attraversa il fiume Bisenzio, a lato della statale 325, la Bolognese, quella che da Prato, attraverso La Briglia, Vaiano, Vernio e Montepiano, conduce in territorio emiliano: si trova esattamente all’altezza del km. 61,200, nel tratto di strada compreso fra Vaiano e Vernio. Per avere un punto di riferimento precisiamo che si trova dal lato opposto della strada dove sorge la Villa Edlmann – Pontenani, detta anche Villa della Signora perché nell’Ottocento fu a lungo proprieta' della signora Anna Novellucci, vedova Pontenani. La villa, e' in stile tardo – rinascimentale e di compatta struttura, e' caratterizzata da un'architettura piuttosto insolita: costruita a ridosso del monte, presenta un notevole sviluppo in altezza e pochissimo in profondita'.
Il ponte di Cerbaia rappresenta il piu' antico attraversamento del Bisenzio sopravvissuto fino ai giorni nostri: permetteva il collegamento diretto fra la strada di fondo valle e la Rocca di Cerbaia, consentendo la percorribilita' di una viabilita' che era secondaria rispetto alla Val di Bisenzio. 180 - PONTE DI CERBAIA
Schignano
fu una delle ville o popoli del distretto pratese nel Medioevo; vi avevano ampi possessi la badia di Vaiano e il capitolo di Prato. La zona, in origine abitata soprattutto da boscaioli, ebbe un certo sviluppo a seguito degli investimenti fatti dai Vai nella fattoria del Mulinaccio nel Sei - Settecento, ma dalla fine del XIX secolo Schignano s'affermo' soprattutto come localita' di villeggiatura, per il clima favorevole, la ricchezza di vegetazione (pinete e castagneti) e d’acqua, la bellezza dei dintorni. Nella seconda meta' del XX secolo vi sono state costruite molte residenze, sia presso l’antico nucleo che nei dintorni: come a Villamagna (con l’edificio detto il Parterre), a sud della chiesa; poco distante e' Il Palagio, che fu antica proprieta' del capitolo di Prato. La chiesa di San Martino, esistente gia' nel XII secolo, faceva parte del piviere d'Usella: subi' profondi restauri nel corso del decennio 1760 – 1770. Nel corso del 1944 Schignano fu teatro d'azioni di guerra e di resistenza armata di un certo rilievo da parte di formazioni partigiane. 616 - SCHIGNANO
Giorno 23
Cetica
Cetica
e' un paese del Casentino adagiato sui pendii del Pratomagno, lungo l’antica strada che, partendo da Castel San Niccolo', valicava il crinae del Pratomagno per raggiunge il Valdarno. Il borgo, ricco di storia, e' formato da tanti minuscoli agglomerati adagiati sulla montagna: Castagneto, Casenzi, Casandoni, Poggio, Susanto, Poggiolo, Borgo Piano, Cavannino, Fattoria, Campolupoli, Cafio, Arsiccia, Callagnolo, La Porta, Campareccia, Perino, Barbato. Tra gli edifici da visitare si segnalano ben tre chiese, S. Maria, S. Michele e S. Pancrazio, ed un antico ponte medioevale in localita' Cadenzi: merita un visita anche il Museo del Carbonaio. Cetica e' famosa soprattutto per la produzione d’una patata, la Patata Rossa di Cetica, che si contraddistingue dalle altre varieta' di patate coltivate nel territorio italiano per l'aspetto dei tuberi, che presentano un'epidermide di colore rosso intenso e con occhi profondi dal fondo rosso scuro. La sua pasta e' di color bianco latte e presenta frequentemente delle venature di colore rosso in corrispondenza delle cellule del cambio e in prossimita' dei germogli. Circa tre km. sopra Cetica, lungo la strada che va a valicare il Pratomagno, si trova la localita' di
Bagni di Cetica
, le cui gelide acque, conosciute fino dal tempo dei romani , furono meta di pellegrinaggi durante tutto il medioevo perché ritenute miracolose. In particolare, avrebbero acquisito la loro caratteristica di acque miracolose nell'XI secolo, allorquando al Bagno di Cetica sarebbe avvenuto l'incontro di due grandi Santi della Vallata: San Romualdo e San Giovanni Gualberto. Questi, recatisi ignari l'uno dell'altro a Bagno di Cetica per dissetarsi delle sue acque, videro comparire loro lo spirito di un terzo santo, San Romolo, assieme al quale benedissero le acque per dotarle di virtu' miracolose. 618 - CETICA
Giorno 28
Teleferica del Balzone
La zona del
Balzone
era un tempo importantissima per l'estrazione del marmo nel bacino del Sagro: prima che all'inizio degli anni Sessanta fosse costruita la carrozzabile che da Carrara conduce a Campocecina e che ha spostato verso Carrara tutte le attivita' estrattive relative a questo bacino tutto il marmo estratto dal Sagro passava da qui. Infatti fino ad allora i blocchi di marmo venivano caricati, insieme agli autocarri, su una
grandiosa teleferica
costruita nel 1907 che, dall'erta parete del Balzone (ripida parete affacciata sul vallone della Canalonga), li trasportava 600 metri piu' in basso nella valle di Vinca: era un impianto grandioso, capace di trasportare solo 7 tonnellate di carico mentre i carichi maggiori venivano trasportati lungo una via di lizza. Nel 1930 l'intera struttura fu ammodernata e la portata aumento' a venti tonnellate. La stazione di partenza della teleferica e' ancora visibile cosi' come lo scivolo costruito sui bordi della parete: costituiscono un'opera mirabile di tecnica ed audacia. E' ancora visibile l'edificio che faceva da servizio per i cavatori: nei pressi si trova anche una fonte. 619 - TELEFERICA DEL BALZONE
|