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Attivita' e notizie del mese di gennaio 2010

ALDO INNOCENTI

RELAZIONE WALKING DEL MESE DI DICEMBRE 2009

Giorno 1

Svizzere Pesciatina: prima parte

ALTRA IMMAGINE PANORAMICA DI S. QUIRICO La Svizzera Pesciatina deve il suo nome a J.C. Sismondi, storico ed economista ginevrino, che in quella terra, racchiusa tra il fiume Pescia e il torrente Torbola, rivedeva le verdi vallate della sua amata e lontana Svizzera: l’appellativo da lui coniato indica tuttora questa parte della Valleriana, che ormai nessuno chiama piu' col suo nome originale. La zona, tra collina e montagna, ha davvero molto da offrire a chi ama l’arte e la natura: tra i boschi di castagne e querce spuntano, arroccati su poggi e crinali, dieci paesi, detti castella, tutti costruiti con quella pietra serena per la quale, nel Medioevo, la zona era giustamente famosa. Il lungo elenco comprende Pietrabuona, Medicina, Fibbialla, Aramo, Sorana, San Quirico, Castelvecchio, Stiappa, Pontito e Vellano: tutti cinti da mura, per lo piu' ben conservate, offrono scorci pittoreschi aperti sulla valle, e un’atmosfera davvero suggestiva. In questa giornata abbiamo visitato solamente i primi sei, Pietrabuona, Medicina, Fibbialla, Aramo, Sorana e San Quirico.

ANTICA PORTA DI PIETRABUONA Pietrabuona - Per arrivare a Pietrabuona (posta a 110 m. s.l.m.), una volta usciti da Pescia, basta risalire il fiume omonimo per circa quattro chilometri e poi girare a sinistra. Come si giunge ad una curva di raggio notevolmente ampio, realizzata dopo la terribile piena del 1864, che costrinse appunto a modificare il percorso del fiume, in modo da dargli un alveo piu' ampio e da frenarne quindi l'impeto della corrente, ecco apparire le prime case della moderna Pietrabuona, proprio nell'ansa del fiume, mentre in alto sul poggio si staglia il vecchio castello. La definizione del paese quale "porta della Svizzera Pesciatina", frequentemente usata, si rivela subito perfettamente centrata, dato che Pietrabuona si colloca esattamente allo sbocco della valle, controllandone quindi sia l'entrata che l'uscita, e proprio in virtu' di questa sua posizione il castello ha svolto, attraverso i secoli, un importante ruolo strategico - militare, particolarmente finché si trovo' sul confine delle zone d'influenza pisana e fiorentina. Possiamo anzi dire che cio' costituisce la sua stessa ragion d'essere. Il vecchio borgo si e' sviluppato su una rupe di macigno circondata su tre lati dal fiume Pescia, ed unita sul quarto, a ponente, ad un poggio chiamato Romita, fondamentale nella difesa del castello. Per far conoscere come funzionavano le cartiere, nel 1985 un gruppo di appassionati si riuni', sotto l’egida del Comune di Pescia, per costituire un comitato promotore per la realizzazione di un Museo della Carta. Questo Museo è, poi, divenuto una realtà: le sue finalità sono quelle di tramandare le fasi della lavorazione della carta a mano e spiegare il motivo che porto' tante cartiere ad installarsi lungo il Fiume Pescia di Pescia e Pescia di Collodi, fino a ricordare la preparazione delle maestranze e la bonta' del prodotto, tanto che Napoleone Bonaparte nel 1810 ordino' a Pescia, all’antica cartiera Le Carte, la fabbricazione su carta filigranata delle proprie partecipazioni di Nozze con Maria Luisa d’Austria.

PANORAMA DI MEDICINA Medicina - Posta a 537 m s.l.m., l'abitato dell'antico castello, attorniato da fitti boschi di castagni, e' appollaiato sulla sommita' di un poggiolo alle pendici del Monte Battifolle, ai cui piedi scorrono la Pescia Minore, o di Collodi, alla sua destra a la Pescia Maggiore alla sua sinistra. La prima notizia certa che abbiamo di questo castello ci e' data da un atto del gennaio 988. La forma dell'antico castello e' vagamente ellittica, con due appendici costituite dalle due direttrici di sviluppo che esso ha avuto nel corso del Settecento, quando l'aumentato numero di abitanti ne rese necessaria l'espansione oltre la cerchia delle mura, che si coagulo' lungo la mulattiera per Pietrabuona, in direzione sud, e lungo quella per Villa Basilica, verso ovest. Delle antiche opere di difesa rimane oggi integra solamente una porta.

PANORAMA DI FIBBIALLA Fibbialla, (424 m. s.l.m.) fra i castelli della Svizzera Pesciatina appare uno dei piu' isolati e depressi. La chiesa di San Michele, segnale di ingresso nel castello, e' l'unico punto di riferimento nel suo sistema urbano, ora che sono scomparse le antiche fortificazioni. Attorno ad essa si organizza tutto il paese, che e' costruito, al solito, su un terreno non pianeggiante ed anzi qui piu' ripido che altrove. A sinistra del retro della chiesa una piccola balconata e' aperta, in posizione dominante, sui castelli piu' prossimi.

molte si distinguono per un notevole arcaismo.

ARAMO, ANTICA PORTA Aramo (397 m. s.l.m.), collocato sulla destra della strada che conduce nel cuore della Svizzera Pesciatina, si raggiunge attraverso una minuscola deviazione che porta a passare dal cimitero e dal campo sportivo e che si esaurisce all'ingresso del paese, in corrispondenza del piccolo oratorio della Nativita' di Maria. Di li' in poi, il paese si chiude su se stesso, ed ugualmente serra il visitatore nelle sue spire avvolgenti. Le case sono addossate l'una all'altra.

PANORAMA DI S. QUIRICO San Quirico (529 m. s.l.m.), paese di antiche origini e di notevole valore monumentale, e' uno dei castelli dell'alta Svizzera Pesciatina che meglio testimoniano dei valori storici ed ambientali della zona. Il paesaggio non si discosta da quello consueto di questi luoghi: si tratta in gran parte di castagneti e di olivi, che continuano a determinare forme e colori del paesaggio ma che hanno perso, qui come altrove, la loro funzione originaria a causa dell'abbandono dell'agricoltura. Tipica e' anche la forma del borgo, con il consueto arroccamento sul colle: casomai e' da notare che la chiesa ed il potente campanile non si trovano nella parte piu' elevata dell'abitato, ma piuttosto in basso. L'ampiezza del castello da' ancora l'idea dell'importanza che l'insediamento ebbe in epoca medievale, soprattutto per via della sua posizione di confine fra le sfere d'influenza fiorentina e lucchese.

img=2900/150/80/s Sorana (410 m. s.l.m.).Prima del paese s’incontra il Ponte di Sorana, dove i due rami della Pescia Maggiore, e cioe' quella di Pontito e quella di Calamecca, confluiscono, e' un borgo famoso per le ferriere e le cartiere, ma ha avuto anche una notevole importanza come stazione di sosta, nei secoli passati, quando i castelli della zona non erano raggiunti dalla strada che scorreva nel fondovalle, ed erano collegati soltanto per mezzo di impervie mulattiere, di modo che chi ne proveniva doveva discendere a valle a piedi, o a dorso di mulo o cavallo, e poi, a Ponte di Sorana appunto, saliva sui veicoli che vi facevano sosta. Sopra a questa frazione, a cavallo fra le valli di Torbola e di Forfora, si eleva un ripido poggio roccioso sul quale si arrampica una strada che, in poco piu' di mezzo chilometro di percorso sinuoso, porta appunto a Sorana, sulla sommita' del colle, a 415 metri di altezza. Si tratta di un antico castello, munitissimo, che alcuni ritengono addirittura di origine romana. Sorana ora e' famoso nel mondo per il fagiolo, il famoso fagiolo di Sorana: il fagiolo di Sorana e una leguminosa del tipo rampicante appartenente alla specie botanica Phaseolus vulgaris L. La pianta coltivata supera spesso i cinque metri di altezza, e con le sue foglie dalla tipica forma a lancia si attorciglia da sinistra verso destra lungo i sostegni piantati nel terreno. II seme si puo' presentare di colore bianco latte impreziosito da lievi venature perlacee, oppure, per l'antico rosso di Sorana, di tonalita' rossastra con striature piu' scure. Nel primo caso, la forma e irregolare e schiacciata (da qui il nome piatellino con il quale e conosciuto localmente), e la pezzatura e piccola; nel secondo, invece, la forma e piu' cilindrica e maggiore dimensione . Ma la particolarita' che li contraddistinguono maggiormente riguarda il palato. II fagiolo di Sorana, tenero e delicato, ha una buccia sottile e liscia che dopo una cottura adeguata diviene impercettibile e si fonde completamente con la polpa. A renderlo un cibo particolarmente ricercato, oltre alle proprieta' organolettiche, sono le sue caratteristiche di facile digeribilita'. Come tutti i legumi hanno un alto valore energetico,un considerevole contenuto proteico e un discreto apporto di sali minerali. 362 - SVIZZERA PESCIATINA (prima parte)

Giorno 8

Svizzera pesciatina: seconda parte

In questo giornata abbiamo visitato gli altri quattro castelli: Castelvecchio, Stiappa, Pontito e Vellano.

ALTRA IMMAGINE PANORAMICA DI PONTITO Forse nessun paese riassume meglio di Castelvecchio (450 m. s.l.m.) i valori della Svizzera Pesciatina e non solo per la presenza della Pieve, la massima istituzione sacra di tutta la val di Pescia e, forse, dell'intera provincia di Pistoia, ma anche per la struttura dell'antico borgo medievale, ancora ben conservato e caratteristico, e oltretutto immerso in un paesaggio che quasi niente ha perduto della sua fisionomia originaria. La storia dell'insediamento urbano e' piu' recente di quella della pieve; se quest'ultima e' infatti uno dei piu' antichi edifici sacri della Valdinievole e dell'intera provincia, le notizie di Castelvecchio come centro murato si riferiscono prevalentemente al basso medioevo. Sicuramente la fama de paese è dovuta alla presenza della Pieve di S. Tommaso. Come nel caso di tutte le pievi antiche, essa sorge fuori dall'abitato di Castelvecchio. Le sue prime origini affondano in epoca longobarda. Il primo documento certo riguardante la chiesa e' una carta dell'879; ma dell'esistenza di un edifici sacro anteriore, in Valleriana, si ha notizia gia' attraverso il testamento del vescovo Peredeo, datato 778. La bellezza di questa pieve ha fatti si che sia stata dichiarata monumento nazionale nel 1875.

PANORAMA DI STIAPPA Stiappa (630 m. s.l.m.) è sperduta tra montagne solitarie, adagiato sul fianco meridionale del Monte Battifolle, ed e' il penultimo castello della Val di Torbola. Si tratta di un antico insediamento, posto a cavallo tra il torrente omonimo e quello di Ponte, che anticamente segnava il confine tra il Ducato di Lucca ed il Granducato di Toscana. Il castello attuale deriverebbe da uno piu' antico, che si sarebbe chiamato Santa Maria e che doveva sorgere in una localita' piu' elevata, oggi chiamata Terrazzano; pero' non ne rimane piu' nessuna traccia e tutto cio' che se ne sa e' solo che era un borgo fortificato che disponeva di una robusta cinta muraria.

PANORAMA DI PONTITO Pontito (750 m. s.l.m.) e' l'estremo paese della Svizzera Pesciatina. La sua solitudine ci da' la misura del suo isolamento, della sua decadenza dal punto di vista economico e produttivo, e del conseguente esodo dei suoi abitanti, che ormai da moltissimi anni prosegue, lentamente ma costantemente. Pero', dal punto di vista della conservazione dell'antico paese, e' stato proprio questo isolamento a produrre il miracoloso risultato di far giungere fino a noi un borgo medioevale intatto fin nei minimi particolari, completamente costruito in pietra, senza un edificio che non abbia per lo meno qualche secolo di vita. Caratteristica e famosa e' la sua forma, ricavata in conformita' alle caratteristiche della collina su cui e' sorto. E' la forma di un grande ventaglio rovesciato, la cui parte inferiore si distende allargandosi progressivamente verso le pendici del colle, mentre la superiore si restringe gradatamente, seguendo l'elevarsi del pendio, verso il luogo piu' eminente, dove e' posta l'antica chiesa dedicata ai SS. Andrea e Lucia.

Vellano sorge su un poggio alla confluenza dei due rami della Pescia maggiore. Chi lo vede dal basso ha l'immagine di un borgo avvinghiato alla collina in spire sempre piu' strette, culminanti alla sommita' nel luogo dove anticamente sorgeva la rocca. Forma urbana, quindi, classicamente medievale che suggerisce, come quella delle altre terre murate della zona, la disposizione alla difesa. La nascita dell'insediamento e' almeno millenaria, se non addirittura anteriore, anche se l'ipotesi che il toponimo derivi da una gens Velleia e risalga percio' ad epoca romana e' probabilmente infondata, pur se sappiamo che la zona era abitata gia' allora. fisionomia del borgo abbiamo gia' brevemente accennato. Le strade o, come le chiamano i vellanesi, "le rughe", sono ben serrate tra casa e casa; questo per rendere piu' agevole la difesa che, al caso, ogni edificio era chiamato a svolgere. In carattere con questa impostazione, numerose case-torri sono contenute nel perimetro della cerchia urbana. 363 - SVIZZERA PESCIATINA (seconda parte)

Giorno 15

Cascine di Tavola

CASCINE DI TAVOLA: VIALE DI LECCI 2 Il toponimo Tavola e' presente in documenti risalenti del XIII secolo, dove con la parola Taula, derivante con ogni probabilita' da Tabula (appare evidente il riferimento alla morfologia pianeggiante dell’area), si indicava una zona del territorio di San Giusto. La notorieta' di questa zona e' legata indissolubilmente alla presenza di una tenuta, quella delle Cascine di Tavola, che prende origine da un progetto di Lorenzo il Magnifico. Notizie precise e documentate di questi terreni si hanno fino dal 1420, anno in cui Noveri di Palla Strozzi acquisto' dalla famiglia Cancellieri degli appezzamenti con edifici che poi, per traversie politiche ed attraverso la famiglia Rucellai, arrivarono intorno al 1470 ad entrare fra le proprieta' di Lorenzo de’ Medici. Il Magnifico elaboro' un progetto che vedeva la realizzazione di opere di bonifica per creare, in questa parte di territorio in riva sinistra d’Ombrone, una tenuta agricola e venatoria efficiente e razionale, dove si potessero trovare anche luoghi di svago e di delizia.

Arrivando a tempi piu' recenti una parte della Tenuta delle Cascine di Tavola divento' proprieta' del Comune di Prato, che nel 1996 – 1997 inizio' interventi di restauro sugli edifici ed apri' al pubblico una parte del parco, dando cosi' termine ad un periodo di declino e di abbandono. 561 - CASCINE DI TAVOLA

Giorno 23

Vinacciano

ALTRA IMMAGINE DELLA CHIESA DI COLLINA DI VINACCIANO Il percorso che unisce Collina di Vinacciano a Vinacciano ci consente di vedere due strutture completamente diverse: si parte da una chiesa costruita negli anni 50 del XX secolo, su progetto del famoso architetto Giovanni Michelucci, per giungere ad un borgo fortificato risalente al XIII secolo. L'itinerario si snoda tra i colli del Montalbano, immersi tra coltivazioni di olivi, costeggiando dimore signorili, per lo piu' risalenti al 1700, come Villa Tonti, Villa Gatteschi e Villa Montegattoli: ai piedi delle colline appaiono le pianure pistoiese, pratese e fiorentina mentre in lontananza si scorge la citta' di Firenze, dal cui profilo si stagliano imperiosi il campanile di Giotto e la cupola del Brunelleschi. Inoltre camminiamo sempre su strada asfaltata per cui abbiamo modo di procedere in sicurezza e tranquillita' dando uno sguardo al bellissimo panorama che si vede da questi colli.

L’abitato di Vinacciano lascia ancora intravedere l’originario aspetto di borgo fortificato: degno di menzione e' il Palazzo Cancellieri (oggi identificato come Palazzo Sozzifanti), tipico esempio di palazzo fortificato del XVI secolo imperniato su un massiccio contrafforte e con una robusta torre poligonale. Subito sopra il Palazzo si trova la pieve dei Santi Marcello e Lucia, che e' stata ristrutturata nel corso del XVII secolo. 371 - VINACCIANO

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