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Attivita' del mese di luglio 2009

ALDO INNOCENTI

RELAZIONE WALKING DEL MESE DI LUGLIO 2009

Giorno 2

Cappella di Vitaleta, Grancia di Spedaletto e Riserva Naturale di Lucciolabella, tutti in Val d’Orcia

CAPPELLA DI VITALETA: 7' IMMAGINE Ricordata per la prima volta in un documento del 1590, nella Cappella della Madonna di Vitaleta si trovava una statua della Madonna attribuita ad Andrea della Robbia: tale statua e' ora custodita nella chiesa di San Francesco a San Quirico d'Orcia che, proprio a causa di questa statua, e' piu' nota come chiesa della Madonna di Vitaleta. La Cappella di Vitaleta fu riprogettata, sia internamente che esternamente, dall'architetto Giuseppe Partini nel 1884, ispirandosi a modelli cinquecenteschi.

La fama di questa piccola chiesa non e' dovuta certamente al suo valore artistico, bensi' alla posizione geografica in cui si trova: in Val d'Orcia, a meta' strada fra San Quirico d'Orcia e Pienza, immersa in un paesaggio eccezionale, unico. Questo ha fatto si che la Cappella di Vitaleta sia divenuta un vero e proprio simbolo della Toscana, tante sono le volte in cui e' stata fotografata e rappresentata su giornali e riviste.

Percorso Trekking - Agli appassionati di trekking proponiamo di raggiungere la cappella di Vitaleta partendo da San Quirico d’Orcia tramite un itinerario della lunghezza di 5,5 km. che richiede un tempo di percorrenza di circa 1 h. e 30 minuti: si cammina tra campi coltivati a frumento e i dolci declivi delle crete senesi, lasciandosi alle spalle San Quirico d’Orcia e avendo sempre davanti l’immagine di Pienza, con panorami veramente incomparabili. 568nn

GRANCIA DI SPEDALETTO: 1' IMMAGINE Lungo la strada che da Bagno Vignoni conduce a Pienza s’incontra il complesso della Grancia di Spedaletto, un vero e proprio castello. La Grancia era una fattoria fortificata che si sviluppava sul luogo dove, in eta' medioevale, si trovavano un ospizio o un ospedale per l'accoglienza dei viaggiatori: in questa fattoria venivano depositati il grano e tutti gli altri prodotti agricoli che servivano a mantenere l’ospedale che la possedeva. Per difendere i prodotti raccolti e la gente che vi abitava dalle numerose incursioni che si facevano a quei tempi la fattoria veniva protetta con fortificazioni, divenendo cosi' un piccolo borgo autonomo. L’importanza di Spedaletto e' dovuta al fatto di sorgere lungo il percorso dell’antica Via Francigena e di esser di proprieta' dell’Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena, come attestano gli stemmi di quest’antica istituzione presenti sulle mura. Diverse erano le Grancie che l’ospedale possedeva sia nel senese (come non citare la Grancia di Cuna, nei pressi di Monteroni d’Arbia) e in Maremma: il toponimo Grancie deriva dalla parola francese Granges, con la quale venivano identufucat gli ospizi dei pellegrini gestiti dall’ordine dei Templari).

Percorso Trekking

Agli appassionati di Trekking proponiamo un belo percorso che ci permettere di raggiungere la Grancia di Spedaletto partendo da Bagno Vignoni, stupendo borgo situato in comune di San Quirico d’Orcia, dove la piazza altro non e' che una grande vasca termale, attorno alla quale si affacciano la chiesa, un loggiato ed altri antichi edifici. L’itinerario misura circa 10,8 chilometri e per percorrerlo occorrono circa 2 h. e 30 minuti di cammino. La lunga passeggiata si snoda tra campi coltivati a frumento e i dolci declivi delle colline cretacee: incontriamo molte emergenze storico artistiche, talvolta solo tracce, come la massicciata dell’antica Via Francigena o resti d’antiche stazioni di posta. 567nn

STRADA PER IL PODERE LUCCIOLABELLA: 4' IMMAGINE Lucciola Bella e' un toponimo conosciuto da pochi, ma se si osserva la sterrata che collega la Strada Provinciale n. 40 della provincia di Siena all'Agriturismo omonimo, tutti, ma proprio tutti ne riconosceranno l'immagine, tante sono le volte in cui e' stata osservata, fotografata, riprodotta su televisioni, giornali e riviste, perche' si tratta di quella via che s'inerpica su di una collina con percorso a zig zag contornata da cipressi. E' la strada che e' usata assai spesso per la pubblicita' delle autovetture: assolutamente inconfondibile. Ancora pochi sanno, pero', che Lucciola Bella e' una Riserva Naturale della provincia di Siena, nella quale l’elemento saliente e' certamente costituito dal paesaggio dei calanchi e soprattutto delle biancane, forme erosive, che ospitano importanti ed esclusivi aspetti vegetazionali ed ornitologici. La famosa strada con i cipressi, che porta al casale dell'Agriturismo Lucciolabella, e' stata ideata dall’architetto Cecil Pinsent, lo stesso che si occupo' della realizzazione della Villa e dei giardini della Foce. La Riserva Naturale, che comprende un ampio territorio (1.165 ettari) incontaminato che dalle colline dove si trova l'agriturismo si estende fino agli alvei del fiume Orcia e di un suo affluente, il Formone, prende nome proprio dal podere di Lucciola Bella.

Percorso Trekking - Il percorso Trekking per la Riserva Naturale di Lucciola Bella e' assai breve, circa 3 km.: questo perche' c'e' da camminare, e molto, per osservare tutte le emergenze naturalistiche che s'incontrano nella Riserva stessa. La partenza avviene dalla localita' de La Foce, situata fra Chianciano Terme e la Val d'Orcia, lungo la strada n. 40 della provincia di Siena. 573nn

Giorno 8

Marradi e Palazzuolo sul Senio

IL PALAZZO COMUNALE DI PALAZZUOLO SUL SENIO Splendido paese dell’Alto Mugello che sorge lungo il fiume Senio, fiume che prosegue il suo cammino in Romagna per andare a sfociare nel mare Adriatico: Palazzuolo sul Senio è un borgo antico nel quale avvengono numerose e ben riuscite rievocazioni storiche; non solo, ma nel 1991 Palazzuolo è stato dichiarato “Villaggio ideale d’Italia” e lo è stato a tal punto che è proprio qui che ogni anno vene assegnato il premio di Villaggio ideale d’Italia.

Palazzuolo è raggiungibile:

da Firenze: uscita autostradale di Barberino del Mugello, Borgo San Lorenzo, Palazzuolo sul Senio.

Da Bologna: uscita autostradale di Imola, Castel Bolognese, Riolo Terme, Casola Valsenio, Palazzuolo sul Senio.

Da Ancona: uscita autostradale di Faenza, Castel Bolognese, Riolo Terme, Casola Valsenio, Palazzuolo sul Senio. 251nn

MARRADI: PANORAMA Marradi è un paese di origine romana, appartenente alla cosiddetta Romagna Toscana, posto alla confluenza del rio Salto e del torrente di Campigno. Nella valle, oltre alla strada statale 302 , è presente la ferrovia "Faentina", che collega Ravenna a Firenze. Marradi si presenta come meta ideale per il turismo di tipo naturalistico. I versanti montuosi sono coperti uniformemente da castagneti da frutto, che producono il "marron buono di Marradi". Recentemente è stato riconosciuto dalla Comunità Europea il prestigioso marchio di qualità Indicazione Geografica Protetta (IGP). Nel 1885, il 20 agosto, nacque a Marradi Dino Campana, considerato uno dei poeti più rappresentativi del 1900. L’itinerario per Marradi non è ancora pronto.

Giorno 10

Convento dell’Osservanza e Pievescola

PIEVE DI SAN GIOVANNI BATTISTA A PIEVESCOLA Pievescola e' una frazione del comune di Casole d'Elsa ed e' situata ai piedi della Montagnola Senese. Il borgo trae il toponimo dall'antica pieve "ad Scholam" ricordata nel 1032 e in seguito documentata tra le pievi appartenenti alla diocesi di Volterra. La costruzione e' improntata a grande semplicita', adottando un impianto basilicale a tre navate concluse da altrettante absidi semicircolari. I sostegni delle archeggiature di valico sono di influenza lombarda. Nella facciata, quasi schiacciata oltre al portale, si apre una trifora marmorea dai caratteri pisani che, per la qualita' dell'esecuzione, e' stata messa in rapporto con quel Maestro Buonamico che lavoro' nella vicina pieve di Mensano. Pievescola e' localita' nota anche per la raccolta di funghi, tanto che nel mese di settembre qui si svolge la Sagra del Fungo: non solo, ma al fungo e' dedicata anche una scultura originale che si trova al centro di una piazza. 515nn

BASILICA DELL'OSSERVANZA: LA CHIESA Il Convento e la basilica dell’Osservanza, si raggiungono proseguendo da Siena per circa due chilometri e mezzo fuori porta Ovile. Il complesso venne costruito per volontà di San Bernardino da Siena, nel corso del Quattrocento, è uno degli edifici religiosi più importanti della città. Nel tempo fu trasformato ed ampliato forse ad opera dell’architetto Francesco di Giorgio Martini. Nel 1944 venne gravemente danneggiato da un bombardamento, fu nuovamente ricostruita secondo il disegno originario. La facciata è molto semplice, preceduta da un porticato, coperto da una tettoia spiovente, la parte superiore della chiesa si caratterizza per un’alta cupola. L’interno è ad una sola navata, conserva numerose opere appartenenti a diversi artisti, tra questi segnaliamo nella quarta cappella, il Trittico del Sassetta o del Maestro dell’Osservanza; sull’arco i medaglioni in terracotta smaltata di Andrea della Robbia del 1425-1435; al primo altare di sinistra e al terzo altare di destra, due Madonne di Sano di Pietro; l’elegante gruppo scultoreo in terracotta policroma raffigurante la Pietà di Giacomo Cozzarelli (1435-1515). Sulla parete di destra, nella quarta cappella, si trova il Polittico di Andrea di Bartolo, mentre nella seconda cappella una terracotta di Andrea della Robbia raffigurante l’Incoronazione della Vergine. Alla chiesa è annesso il Museo Aurelio Castelli, allestito nelle sale della sacrestia, che raccoglie opere d’arte e arredi sacri di proprietà della chiesa stessa. L’itinerario per il Convento e la basilica dell’Osservanza di Siena non è ancora pronto.

Giorno 15

Vignoni

IL CASTELLO MALASPINA A MASSA Il borgo di Vignoni sorge sopra l'abitato di Bagno Vignoni, si raggiunge, percorrendo un strada sterrata, da San Quirico d'Orcia seguendo le indicazioni per Ripa d'Orcia/Vignoni. L'origine del castello di Vignoni risale all' XI° secolo, quale possedimento dell'Abbazia di S. Antimo. Nella prima metà del secolo successivo fu dei Tignosi di Rocca d'Orcia, ma il potere di Siena avanzava già le sue pretese, tanto che nel 1207 Vignoni figurava fra le terre obbligate al versamento di una imposta straordinaria. Tuttavia nel corso dei secoli XIII-XVI Vignoni, con il vicino Bagno Vignoni, continuarono a sfuggire al controllo senese, passando dalla famiglia dei Tignosi a quella dei Salimbeni. Solo alla fine del 1300 Siena riuscì ad impadronirsi del castello e di Bagno Vignoni. Dell'attuale borgo fortificato si puo' ancora notare una torre, ora mozzata, dotata di una forte e ampia scarpatura e sormontata da un redondone e alcune finestrelle. Questo era il mastio, cuore del fortilizio. Anche una delle antiche porte di accesso al recinto murato è ancora perfettamente intatta, accanto alla chiesa di San Biagio. Questa, di origine romanica anche se fortemente rimaneggiata all'interno, si presenta con ad unica navata con ancora resti di affreschi del XIV e XV secolo. Da questa chiesa provengono il fonte battesimale (del 1585) attualmente nella Collegiata di San Quirico d'Orcia e il crocifisso in bronzo del Giambologna oggi al Museo di Montalcino. L’itinerario per Vignoni non è ancora pronto.

Giorno 18

Ripa d’Orcia

RIPA D'ORCIA: CASTELLO 5' IMMAGINE Il castello di Ripa d’Orcia sorge nel cuore della Val d'Orcia a dominio del corso del fiume Orcia: lo si raggiunge attraverso un strada sterrata seguendo le indicazioni dall'abitato di San Quirico d'Orcia Il Castello di Ripa d'Orcia fece parte dell'organizzazione territoriale della Repubblica Senese almeno dal 1271. Nel corso del 1300 appartenne alla potente famiglia dei Salimbeni che ne rimasero padroni fino al XV secolo. Nel 1438 Siena inserì definitivamente Ripa nel proprio contado. La datazione precisa dell'edificio, costituito da un possente mastio a pianta quadrata circondato da un recinto murato di forma irregolare dotato di una sola porta di accesso, è difficoltosa a causa dei numerosi restauri ed aggiunte eseguiti in epoche diverse. Oggi è proprietà privata sede di una struttura agrituristica. L’itinerario per Ripa d’Orcia non è ancora pronto.

Giorno 20

Argentario

FORTEZZA SPAGNOLA L’Argentario e' un promontorio di forma ellittica che sporge per circa dodici km. dalla costa maremmana cui e' unito da due cordoni sabbiosi larghi 450 m. ciascuno che racchiudono al loro interno la laguna di Orbetello: ha un perimetro di una trentina di km. che si sviluppa lungo l’asse maggiore che va da Punta Laudonia a Punta Avoltore (di 11,5 km.) e l’asse minore che e' di 7 km. Anticamente era un’isola che si e' saldata al continente grazia all’accumulo di sabbia che ha, prima, originato l’istmo sui cui sorge Orbetello e, poi, i due cordoni che sono il Tombolo della Giannella e il Tombolo della Feniglia.

Le due cittadine dell'Argentario sono Porto Santo Stefano e Porto Ercole

Porto Santo Stefano e' sede del comune unico dell’Argentario ed e' distribuito attorno ad una insenatura e si colli circostanti, dove una eccessiva urbanizzazione ha ridotte le aree coltivate a viti e olivi: venendo dalla terraferma, per arrivarci e' necessario svoltare a destra non appena raggiunto il promontorio. Questa cittadina, ricordata nel ‘500 solo come un piccolo borgo di pescatori, era stata anticamente abitata dai Romani che vi praticavano la pesca del tonno.

Porto Ercole e' situato a sud, al lato opposto di Porto Santo Stefano, e di questo ha anche una origine molto piu' antica: fondato dai Romani con il nome di Portus Herculis (cosi' e' denominato anche nelle Geografie storiche del greco Stradone), fu compreso nelle donazioni fatte nell’anno 805 da Carlo Magno all’ abbazia romana delle Tre Fontane. Divenne possesso della potente famiglia degli Aldobrandeschi e poi dei conti Orsini di Pitigliano e Sovana, i quali nel 1452 lo cedettero alla Repubblica di Siena, alla quale si deve la ostruzione della fortezza che aveva la funzione di avvistare i bastimento dei pirati saraceni per poter segnalare il pericolo alle Saline di Grosseto e ai luoghi piu' frequentati del litorale affinché gli abitanti potessero mettersi in salvo. 204nn

Giorno 22

Sovana

IL PALAZZO DELL'ARCHIVIO A SOVANA Sovana: arrivati in questo borgo ci sembra di aver fatto un passo indietro nel tempo, di essere tornati nel medioevo e solo le auto parcheggiate ci riportano alla realta', perché sono fermamente convinto che pochi paesi come questo offrano una tale impressione. Le origini di Sovana sono antichissime, risalgono addirittura all'Eta' del Bronzo (1.000 a.c.), passando poi agli insediamenti villanoviani e agli etruschi che le hanno dato fama e lustro (la chiamavano Suana) come attestano le sue monumentali necropoli e le vie cave.

Questo paese di trova in Maremma, nella zona del tufo e degli Etruschi, vicino alle cittadine di Sorano e Pitigliano: tanto per fare una citazione storica diro' che qui e' nato (ancora c'e' la sua casa natia) Ildebrando di Sovana, Papa Gregorio VII, il pontefice che ricevette a Canossa l'imperatore Enrico IV, costretto a attendere l'udienza scalzo nella neve. Con questo papa, sicuramente uno dei piu' famosi, e con l'imperatore tedesco la lotta per le investiture e il potere temporale raggiunge il suo culmine.

Prima di entrare in paese ci accoglie quello che resta della Rocca Aldobrandesca: costruita nel secolo XI, piu' volte restaurate ed ampliati nei secoli XII e XIV e, infine, caduta in rovina nel XVII secolo. La rocca venne costruita sul taglio di una rupe effettuata in epoca etrusca: in origine era circondata da un profondo fossato e vi si accedeva solo tramite un ponte levatoio; venne costruita in questa posizione per difendere la Porta della Rocca, che fu per molto tempo l’unica via di accesso al borgo (una seconda porta venne fatta aprire nel 1558 da Cosimo de’ Medici, e' chiamata Porta di Passo o Porta Segreta e si trova sul lato meridionale del paese). Un tempo Sovana, posta sopra una altura di tufo alla confluenza dei torrenti Calesine e Folonia, era circondata da una cinta muraria etrusca lunga circa un chilometro e mezzo. 111nn

Giorno 28

Pitigliano

PITIGLIANO DI NOTTE 4 Chiunque sia giunto a Pitigliano dal Santuario della Madonna delle Grazie non potra' mai scordare l’immagine della citta' che si vede da quella posizione: veramente eccezionale, quasi da sindrome di Stendhal. E Pitigliano non delude nemmeno a visitarla tante sono le cose da vedere: il Ghetto con la Sinagoga, il quartiere di Capisotto, il Palazzo Orsini, il Duomo dei SS. Pietro e Paolo. Inoltre da Pitigliano si dirama una miriade di Vie Cave, le strade tagliate nel tufo dagli Etruschi: per cui da questo borgo si puo' raggiungere sia Sorano che Sovana, ed il percorso delle vie cave e' una delle cose piu' affascinanti che questa splendida cittadina maremmana possa offrire al visitatore. Il borgo e' situato su uno sperone di tufo con le case che si confondono con la roccia sottostante e viceversa. Questa cittadina e' uguale da secoli: un dedalo di vicoli che si susseguono, vicoli certe volte talmente stretti che una persona fa fatica a passarci. Qui ogni epoca ha lasciato un segno: etrusca, romana e medievale e ogni popolo ha scavato il tufo creando una citta' sotto la citta': cunicoli, pozzi, tombe, cantine, colombari.

Sicuramente l’origine di Pitigliano risale al periodo neolitico perché sono molti i vani rupestri rinvenuti alla basa della parete tufacea che ce lo testimoniano: ma e' sicuramente con gli Etruschi che il borgo inizia ad assumere l’aspetto di una citta'; citta' che dipendeva dalla grande lucumonia etrusca di Vulci, il cui territorio arrivava fino alla media valle del Fiora. Sembra, pero', che il toponimo Pitigliano sia di origine romana e farebbe riferimento a due esuli che fuggirono da Roma dopo aver rubato la corona d’oro dalla statua di Giove in Campidoglio: i due romani si chiamavano Petilio e Celiano e si sarebbero rifugiati sullo sperone di tufo dove sorge l’attuale citta' per sfuggire ai loro inseguitori. Durante i primi secoli di nascita del cristianesimo a Pitigliano si sarebbe trovata una grande comunita' di cristiani ariani, forse Goti: ce lo testimonierebbe un oratorio rupestre paleocristiano rinvenuto nelle vicinanze. Le prime notizie certe su Pitigliano risalgono al secolo XI, quando il papa Niccolo' II, il 26 aprile 1061, invia una Bolla al preposto della cattedrale di Sovana nella quale si fa riferimento alla pieve di Pitigliano: e certamente la citta' doveva dipendere dalla piu' potente Sovana, sede e feudo della potente famiglia degli Aldobrandeschi. 58nn

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