ALDO INNOCENTI
RELAZIONE WALKING DEL MESE DI MAGGIO 2009
Giorno 1
San Vivaldo: Gerusalemme della Toscana
Siamo andati in un luogo veramente particolare ed unico in Toscana: San Vivaldo. San Vivaldo e' un Sacro Monte, uno dei sacri monti che ebbero una certa diffusione nel 1500 e nel 1600, soprattutto nell’Italia del nord: il fine di questi siti era quello di riprodurre in miniatura i luoghi santi di Gerusalemme, ma con una riproduzione che fosse il piu' possibile esatta e puntuale. E’ formato da 19 cappelle, residuo delle 34 che in origine formavano la riproduzione di Gerusalemme: ricordiamo che prima di giungere alla chiesa, vicino alla cappella della Samaritana, si trova la mostra permanente dedicata a San Vivaldo. San Vivaldo si trova in comune di Montaione, provincia di Firenze, proprio al centro della regione Toscana. Furono tre frati francescani, fra Tommaso da Firenze, fra Cherubino Conzi e fra Mariano, gli ideatori e propulsori di questa riproduzione in miniatura di Gerusalemme: ci vollero 16 anni, dal 1500 al 1516, per completare l’opera; dopo si fu in grado di offrire alla gente un pellegrinaggio alla citta' santa, pur se in scala, privo dei pericoli e dei rischi che si correvano in quei tempi a recarsi effettivamente in Palestina, allora dominio dei Turchi. Il luogo, sito a 450 metri d'altezza, fu scelto perché in questi boschi, allora molti piu' solitari e selvaggi d'oggi, vi aveva vissuto il beato Vivaldo, che, nato nel 1360 a San Gimignano, vi si era ritirato per vivere da eremita. 63 - SAN VIVALDO, LA GERUSALEMME DELLA TOSCANA
Giorno 3
Abbazia di San Galgano ed Eremo di Montesiepi
Siamo tornati a visitare l’Abbazia di San Galgano ed il vicino Eremo di Montesiepi, sicuramente uno dei siti della Toscana più affascinanti in assoluto. La particolarita' dell'Abbazia di San Galgano sta nel fatto che la chiesa non ha tetto ed non ha pavimento: anzi, si puo', dire che per tetto abbia il cielo e per pavimento abbia il prato. Bisogna anche aggiungere che proprio la mancanza del tetto da' a questa costruzione religiosa una fascino veramente particolare, unico, che ne fanno uno dei piu' suggestivi monumenti religiosi non solo della Toscana ma del mondo intero di cui solo visitandolo ci se ne puo' rendere conto. Gli altri edifici che si trovano accanto all'abbazia sono il chiostro, o meglio quel poco che ne rimane, ma che basta a farsi un'idea di come dovesse essere magnifico, la sala capitolare, che era la sala di riunione della comunita', e che ha al centro due tozze colonne che sorreggono sei volte a crociera, e lo Scriptorium, il luogo destinato ai lavori intellettuali, che conta molto finestre ed e' molto ampio e diviso in due navate da cinque pilastri cruciformi. Vicino all'abbazia si trova l'Eremo di Montesiepi che racchiude la spada nella roccia: la spada che San Galgano infisse in una roccia quando lascio' la sua vita dissoluta di signore e guerriero per farsi eremita. 59 - ABBAZIA DI SAN GALGANO
Giorno 5
Pieve e castello di Legri
Nella valle del torrente Marinella, dove transita l'antica strada che univa Prato e Calenzano al Mugello, si trova il piccolo borgo di Legri che racchiude due gioielli dell'architettura medioevale, il castello e la pieve di San Severo. Il castello di Legri, che si trova a circa 250 m. s.l.m., apparteneva ai conti Guidi di Modigliana: dopo aver goduto in passato di grande importanza, a causa della sua posizione di controllo dell'importante strada che transitava nei pressi, quando questa arteria venne sostituita da una nuova, perse via via la sua importanza: restaurato nel corso del XX secolo, attualmente viene utilizzato per meeting e cerimonie. All'interno del castello si trova l'antico Oratorio di San Pietro, che ha sempre avuto le funzioni di chiesa del castello stesso: il primo documento in cui viene citato risale al 1260, ma la sua costruzione dovrebbe essere assai piu' antica. Le prime notizie certe sulla pieve di San Severo a Legri risalgono al 983, quando la chiesa e' citata come pieve, ma la titolazione a San Severo, santo molto caro ai bizantini, sembra indicare un'origine ancora piu' antica. L'edificio ha un impianto a tre navate che in origine erano concluse da altrettante absidi, ma, purtroppo, quella di sinistra e' andata distrutta: sotto il presbiterio, accessibile dall'esterno, e' una piccola cripta. Tra le opere d'arte conservate al suo interno vanno citate l'affresco della seconda meta' del Trecento con San Iacopo, di Pietro di Miniato, e il Giudizio Universale con la Madonna e Santi del XV secolo. 474 - PIEVE E CASTELLO DI LEGRI
Giorno 8
Garfagnana: 5’ parte
Siamo tornati in Garfagnana a visitare quattro borghi dei tanti che si trovano in quella splendida valle che e' la Garfagnana, situata fra l'Appennino tosco - emiliano e le Alpi Apuane: i paesi sono Pontecosi, che si trova nel comune di Pieve Fosciana, Gragnanella, che si trova nel comune di Castelnuovo di Garfagnana, Sillicano, che si trova nel comune di Camporgiano, e Camporgiano.
Pontecosi si trova lungo corso orografico sinistro del fiume Serchio, sulle rive del lago omonimo, creato da uno sbarramento artificiale del Serchio stesso. Si tratta del paese gia' citato in un documento dell'Archivio Arcivescovile di Lucca con data del 29 aprile 954. Gragnanella e' situata ad un'altitudine di 479 m. s.l.m.. Il paese vecchio, arroccato su un colle, ha la struttura tipica di una piccola rocca con numerosi accessi delimitati da archi e portali: al centro del paese sorge la chiesa dedicata al Santo Patrono San Bartolomeo Apostolo. Sillicano e' un piccolo paese di circa 120 abitanti, essendo circondato dal verde dei castagneti, dove si possono raccogliere ottimi e rinomati funghi porcini. Prodotto tipico e dop e' il farro che e' coltivato e trattato localmente. Citato nel X secolo, Sillicano e' il borgo piu' lontano da Camporgiano: 8 km. Si trova su una terrazza alluvionale circondato da boschi di castagno. Le case in pietre sono abbellite da portali scolpiti e cortili lastricati in pietra serena.
Camporgiano sorge nell'alta valle del Serchio in Garfagnana, sulla riva orografica destra del fiume Serchio a 475 m. s.l.m.. In paese si trovano la chiesa di San Iacopo (un'iscrizione del 1838, collocata all'interno della lunetta del portale, documenta i lavori di restauro e d’ingrandimento della chiesa, lavori che hanno interessato anche la facciata stessa in pietra, dal corpo centrale avanzato ed evidenziato da paraste), con interno a tre navate con pilastri presenta altari di meta' Settecento; e la Rocca, che domina l'abitato; fu costruita nel 1300 e piu' volte rimaneggiata nel secolo successivo ed e' stata sempre la sede dei commissari governativi delle varie egemonie succedutevi al potere, ha forma di un quadrato irregolare, dotato di due possenti torrioni cilindrici agli angoli interni, rivolti alla piazza principale del paese, e bastioni verso agli angoli esterni. 557 - GARFAGNANA: 5' parte
Giorno 11
Roseto Botanico Carla Fineschi a Cavriglia
Nel mese di maggio non potevamo fare a meno di tornare a visitare il Roseto Botanico "Carla Fineschi" di Cavriglia, giardino botanico di grande bellezza, in cui e' presente una delle piu' grandi collezioni di specie di rose ed e' uno dei pochi giardini privati, di tale dimensione, che esistono al mondo. L'impostazione del roseto e' dettata dalla tradizionale struttura botanica, pertanto le rose sono state piantate in spazi separati e suddivise in sezioni, specie e sottospecie e ibridi. Ogni pianta e' contraddistinta da un cartellino contenente le informazioni identificative di base (il nome botanico, l'anno di introduzione in Europa, la possibilita' o meno di produrre ibridi). Il roseto attualmente contiene 7000 varieta' di piante uniche, alcune delle quali si pensavano estinte, ed e' possibile affermare che grazie a tale quantita' di piante, in esso e' rappresentata la storia della rosa con tutti i suoi riferimenti culturali e scientifici. Il Roseto di Cavriglia e' il risultato di piu' di trenta anni di lavoro del Prof Gianfranco Fineschi che lo ha dedicato a sua moglie Carla. 504 - ROSETO BOTANICO CARLA FINESCHI
Giorno 19
Monte Croce
Siamo tornati sul monte Croce, nelle Apuane, perché in questo periodo dell’anno la montagna si copre completamente di giunchiglie (dette anche narcisi) offrendo uno spettacolo meraviglioso. Infatti il monte Croce e' privo di vegetazione ma nel mese di maggio i suoi prati assumono una veste inconsueta e meravigliosa: si coprono completamente di giunchiglie facendo assistere, a chi ha la fortuna di salirvi in questo periodo, ad un vero spettacolo della natura. Un'antica leggenda apuana narra che le giunchiglie altro non sono che le lacrime versate da una giovane pastora in ricordo del suo amato morto in guerra e che ogni anno, la notte del due novembre, le anime dei due giovani amanti si ricongiungono sulla vetta della montagna. Voglio anche far notare che non appena spariscono le giunchiglie, il Croce si copre di asfodeli: anche questa e' una visione assai suggestiva. Come sempre abbiamo raggiunto questa montagna delle Alpi Apuane partendo dal piccolo borgo di Ontanelli situato a 1027 m. s.l.m., oltre la frazione di Palagnana, nella valle della Turrite Cava: dalla vetta del monte Croce (1314 m. s.l.m.) godiamo di un panorama stupendo che spazia dal Mar Tirreno a tante vette delle Apuane come il Matanna, il Nona, il Procinto e le Panie. 145 - MONTE CROCE
Giorno 24
Il sole nel monte Forato
Come facciamo quasi tutti gli anni, siamo tornati ad assistere allo spettacolo del sole che sorge nell’arco del monte Forato. Il monte Forato (m. 1223 e m. 1209 le sue due cime) e' una delle vette piu' famose e piu' frequentate della catena apuana: l’arco naturale che fa del monte Forato una montagna veramente unica, e' alto 32 m. e alto 26 m. con uno spessore minimo e' di 8 m. All'origine di questa caratteristica figura, da cui la montagna ha tratto il nome, c'e' l'azione erosiva di vento e acqua che hanno inciso il calcare sfruttando le fratture della roccia. Il Forato ha sempre attratto l'uomo per la sua forma unica e anche i poeti lo hanno declamato, come nel secolo scorso Giuseppe Tigri che cosi' lo descriveva: D'immane ponte adamantino a foggia, ch'arte tu credi, eppur natura eresse!. La visione del sole che passa nell'arco del monte Forato avviene a Piastrola (localita' posta sopra Pruno, in Alta Versilia) circa 20 minuti dopo il sorgere del sole nei giorni che vanno dal 22 al 25 maggio (nei quali si osserva nel miglior modo possibile) e dal 20 al 23 luglio (per essere precisi a maggio intorno alle 7,25 e a luglio intorno alle 7,35). 157 - ABBAZIA DI S. ANTIMO
Giorno 26
Montagnola Senese
Siamo tornati nella Montagnola Senese che, nonostante la sua molto limitata estensione (circa 15.000 ettari), è un vero concentrato di pievi, ville, castelli ed eremi in maniera così massiccia che uno non si sognerebbe mai di incontrare. La Montagnola si trova ad ovest di Siena fra la Valle dell’Elsa e quella del Merse: è compresa tra i comuni di Casole d’Elsa, Colle di Val d’Elsa, Monteriggioni e Sovicille e le principali vie di accesso sono da Abbadia Isola e da Sovicille. I rilievi vanno dai 200 m. fino ai 671 m. del Monte Maggio (la vetta più elevata) e le pendici sono interamente coperte di boschi di colore verde scuro dovuto alla massiccia presenza di lecci e di qualche esemplare di faggio e di castagno. Siamo andati a visitare, purtroppo solo esternamente in quanto non accessibili perché di proprietà privata, il castello della Chiocciola e la Villa Celsa.
Il castello della Chiocciola, dalla forma particolare, si trova alle pendici della Montagnola Senese lungo la strada che conduce a Colle Ciupi: il luogo è raggiungibile dalla superstrada Firenze – Siena uscendo a Monteriggioni e percorrendo la via Cassia (strada statale 2) fino al bivio per Sovicille. Il maniero è formato da due edifici: una grande cassero merlato e un alto torrione cilindrico che termina con una garitta; il torrione contiene al suo interno una grande scala elicoidale, proprio dalla forma di chiocciola, ed è questa che dà il nome al castello stesso. Il castello nacque come avamposto della Repubblica di Siena che lo costruì insieme ad altri nella zona di Monteriggioni proprio perché nei pressi di questo borgo transitava la famosa Via Francigena: inoltre doveva proteggere la città del palio dalla minaccia portata dalla nemica Firenze. 251 - PALAZZUOLO SUL SENIO
All’interno del comprensorio della Montagnola Senese si trova la splendida Villa Celsa: sicuramente meriterebbe una visita, ma questo non è possibile in quanto proprietà privata, si possono, però, visitare su prenotazione i bellissimi giardini. La Villa Celsa era nata come castello ed era stata costruita dalla Repubblica di Siena come avamposto destinato a fronteggiare le mire espansionistiche di Firenze: fu il proprietario Mino Celsi (il nome Celsa deriva proprio da questa famiglia) che nel Cinquecento lo trasformò in residenza fortificata. Il restauro dovrebbe essere stato effettuato dal grande architetto Baldassarre Peruzzi: anche se questo non è provato, al Peruzzi è sicuramente riconducibile il progetto della cappella semicircolare e la sistemazione dei muri di terrazzamento. 292 - VILLA CELSA
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